BOLOGNA- Dare un nuovo impulso al progetto “Ape – Appennino Parco d’Europa” che ha al centro la dorsale appenninica, la tutela ambientale e lo sviluppo sostenibile, ma i cui programmi attuativi sono fermi dal 2006. Come? riaggiornando gli strumenti operativi, e mettendo in campo 10 interventi nazionali “per una strategia appenninica efficace e al passo con i tempi“: dal rafforzamento della governance territoriale ad una maggiore tutela e conservazione della biodiversità, da strategie di sistema e piani d’azione ad una maggior tutela dei territori entro il 2030, dall’inserire gli Appennini tra le reti europee di cooperazione territoriale al promuovere l’economia circolare e potenziare i servizi per la montagna. O ancora: riconoscere alle comunità l’impegno per i servizi ecosistemici che garantiscono, realizzare ciclovie e incentivare il turismo attivo e sostenibile, promuovere gli Appennini come ecosistema benessere. È quanto propone e chiede Legambiente insieme alla richiesta di istituire un Gruppo di lavoro al ministero dell’Ambiente per accelerare l’attuazione del progetto “Ape” e la piena applicazione dell’articolo 1-bis della legge 394/91 che prevede un accordo di programma per lo sviluppo di azioni economiche sostenibili per il sistema ambientale e territoriale dell’appennino.
Un appello e una richiesta che l’associazione ambientalista lancia in occasione della giornata internazionale della montagna e in occasione del settimo Forum degli Appennini, “Un’agenda per la transizione ecologica e climatica degli Appennini”, organizzato a Roma al ministero dell’Ambiente per fare il punto su presente e futuro della dorsale appenninica, “gioiello e risorsa strategica del Paese, e sul 30ennale del progetto ‘Ape’ segnato da luci, ombre e nuove sfide da affrontare”, dice Legambiente.
TUTTI I NUMERI DELL’APPENNINO: AREE PROTETTE, COMUNI ABITANTI E MOLTO ALTRO
I dati sugli Appennini, sottolinea Legambiente, ma anche i grandi successi raccolti in questi anni con progetti Life di tutela e conservazione come Life Cornata che ha permesso di salvare il camoscio appenninico dall’estinzione, il progetto Life Wolfnet sulla tutela del lupo, Floranet dedicato alla salvaguardia di alcuni fiori appenninici, Life Streams sulla trota appenninica, ricordano l’importanza nevralgica della dorsale appenninica. Lunga 1.500 chilometri dal Passo di Cadibona in Liguria fino alla Sicilia, interessa 7,4 milioni di ettari, pari al 25% del territorio nazionale e oltre il 50% del territorio classificato montano. Tra le montagne del Mediterraneo, gli Appennini hanno la percentuale più alta di protezione: il 30% del loro territorio è tutelato da 166 aree protette (parchi e riserve, nazionali e regionali), 993 siti Natura 2000 (Zone speciali di conservazione e Zone di protezione speciale), e diversi riconoscimenti Unesco (siti del Patrimonio Mondiale, Global Geoparc, Riserve della Biosfera-Mab).
In termini di valori di biodiversità contano 32 diversi ecosistemi, di cui 12 esclusivi, 310 endemismi, floreali e tra la fauna principale sono stati censiti oltre 3.700 esemplari di camoscio appenninico, 2.000 lupi e 55-65 esemplari di orso bruno marsicano. Gli Appennini sono, inoltre, la montagna abitata per eccellenza che interessa 15 Regioni, 48 province e 1.601 comuni (il 20% dei Comuni italiani e il 46,5% di quelli classificati montani) per la gran parte piccoli o piccolissimi, nei quali vivono 3,9 milioni abitanti (appena il 6,6% della popolazione totale). In più stando al rapporto Montagne Italia 2025 di Uncem, negli ultimi cinque anni (tra 2019 e 2023), le persone che hanno trasferito la propria residenza in uno dei 3.417 Comuni della montagna italiana hanno largamente superato quelle che hanno abbandonato quegli stessi Comuni con un saldo positivo che ha avvicinato le centomila unità (99.574).

UN PROGETTO PARTITO, GLI STRUMENTI ATTUATIVI INVECE NO
Oggi, più che mai, sugli Appennini, per Legambiente, “si gioca una sfida importante in termini di transizione ecologica e di contrasto alla crisi climatica, unita alle grandi questioni da affrontare a partire dallo spopolamento abitativo nei piccoli Comuni montani e alla carenza di servizi”. In questa partita il progetto ‘Ape’ gioca “un ruolo fondamentale su cui occorre accelerare il passo”. Nato negli anni ’90 su proposta di Legambiente e sostenuto dall’allora direzione generale per la conservazione della natura del ministero dell’Ambiente, dalla Regione Abruzzo e da Federparchi, con l’adesione di Uncem, Anci e Upi, il progetto considera la dorsale appenninica come un sistema ambientale e territoriale unitario all’interno del quale occorre dare una forte azione di tutela accompagnata da una coerente azione di sviluppo sostenibile.
Due gli strumenti operativi nati in questi anni, “ma mai attuati”: la Convenzione degli Appennini, nata nel 2006 all’Aquila sottoscritta da ministero dell’Ambiente, Anci, Upi, l’Uncem, Federparchi, Legambiente e 15 Regioni (Lombardia, Piemonte, Liguria, Toscana, Emilia Romagna, Umbria, Marche, Abruzzo, Lazio, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia), e il Programma d’azione predisposto nel 2007 dal ministero dell‘Ambiente come strumento unitario di programmazione e di indirizzo delle Regioni appenniniche approvato dalla Conferenza delle Regioni il 20 aprile del 2007. A pesare sulla mancata attuazione, denuncia Legambiente, ci sono state anche le difficoltà di quegli anni legate al sisma che nel 2009 e nel 2016 ha colpito l’Aquila e l’appennino centrale, e poi “la sostanziale rinuncia del Ministero dell’Ambiente a gestire il percorso di ‘Ape’. “A trent’anni dall’avvio di Ape-Appennino Parco d’Europa, c’è bisogno di una rilettura e un aggiornamento strategico oltre di una urgente attuazione. L’accelerata della crisi climatica, la perdita di biodiversità, gli obiettivi al 2030 dettati dall’Unione Europea ma anche le sfide legata alla transizione ecologica- commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente- impongono un importante aggiornamento di ‘Ape’ e una riflessione nelle aree montane. ‘Ape’ non nasce solo per accompagnare la crescita delle aree protette, ma è anche un’operazione al servizio di un ambito territoriale dove, oltre alla tutela della natura, occorre cogliere le opportunità di uno sviluppo locale sostenibile in linea con le nuove sfide attuali anche rispetto a quanto chiede l’Europa con la nuova strategia sulla biodiversità”.
LEGAMBIENTE: ECCO COSA È POSSIBILE FARE PER REALIZZARE DAVVERO L”APE’
Sull’aggiornamento degli strumenti operativi, Antonio Nicoletti responsabile nazionale aree protette di Legambiente aggiunge: “Il 24 febbraio 2026 la Convenzione degli Appennini compirà 20 anni ed è opportuno una sua rivisitazione condivisa con le Regioni e il partenariato che l’ha sottoscritta. Occorre anche l’aggiornamento del Programma d’azione che dovrà diventare il rifermento per la transizione ecologica e climatica dei territori appenninici da inserire nella programmazione comunitaria 2028-2034. Individuare i Parchi come attuatori di azioni concrete di tutela servirebbe, ad esempio, a migliorare la capacità di integrare le strategie di conservazione dei parchi con quelle degli altri attori interessati e rafforzare l’applicazione delle direttive comunitarie e l’uso coerente delle risorse comunitarie”. Di qui la richiesta del tavolo di lavoro al ministero.







