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Saga Coffee, Orlando: “Stop a chiusure improvvise, decreto anti delocalizzazioni pronto da agosto…”

Il ministro del Lavoro: "Non vogliamo far scappare le multinazionali, ma non si licenzi via whatsapp"
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BOLOGNA – “Questo Governo è complicato, ha molte sensibilità. Io ho scritto il decreto sulle delocalizzazioni ad agosto, e l’abbiamo mandato al ministero dello Sviluppo economico. C’è stata una riunione tecnica, ma ora serve una volontà politica di impedire chiusure senza preavviso“. Questo il messaggio che il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, lancia ai lavoratori della Saga Coffee di Gaggio Montano, nell’Appennino bolognese, azienda che il gruppo Evoca ha annunciato di voler chiudere e per la quale si è aperta, nei giorni scorsi, la prospettiva di un imprenditore interessato ad un progetto di reindustrializzazione.

Parlando ai dipendenti che da settimane sono in presidio davanti allo stabilimento, il ministro ribadisce che con questa legge “non vogliamo far scappare le multinazionali, come ci hanno accusato di voler fare da più parti, ma solo che non si licenzi via Whatsapp”. Agli addetti della Saga Coffee che chiedono cosa intenda fare il Governo, Orlando promette di impegnarsi a fondo per cercare una soluzione positiva alla vertenza, precisando però che “non vengo a dirvi che tutto si risolverà o si è già risolto, perché non sono qui a fare comizi. Voi- aggiunge comunque il ministro- siete capitati nelle mani migliori, quelle di Vincenzo Colla (assessore regionale allo Sviluppo economico e al Lavoro, a sua volta presente al presidio, ndr), che certe cose le conosce”.

Da parte sua, Orlando assicura ai lavoratori che, anche se “vicende come questa hanno sempre grandi incognite, e bisogna sempre stare all’erta, avete il sostegno della Regione, alle cui posizioni il Governo si allineerà”. Insomma, sintetizza, “non sono venuto per darvi una pacca sulle spalle, ma per dirvi che ci sono e che insieme possiamo fare una battaglia per conquistarci gli strumenti che ancora non abbiamo“.

Orlando tocca poi l’argomento degli ammortizzatori sociali, spiegando che “c’è tutta la disponibilità a sostenere i passaggi necessari: Colla è una persona seria, e quello che farà sarà sostenuto dal ministero con le risorse necessarie”. Sul punto, aggiunge, “nella legge di Bilancio, che giustamente può anche essere criticata, ci sono 3,5 miliardi in più e vengono estesi i diritti a lavoratori che non li avevano“.

Ci sono, quindi, “tutti gli strumenti necessari per qualsiasi opzione che si possa presentare qui: abbiamo una cassetta degli attrezzi, e la Regione sceglierà quello più appropriato”. A questi attrezzi, ricorda inoltre il ministro, “ne abbiamo aggiunto uno, e lo diciamo all’eventuale acquirente: possiamo anche sostenere la formazione, non individualmente, ma organizzando forme di accesso alla formazione collettiva, quindi i lavoratori potranno avere le competenze necessarie per accedere all’eventuale nuovo progetto industriale”.

Tutto questo, spiega, ha un obiettivo ben preciso, vale a dire far sì che l’Italia “non sia solo un Paese in cui si viene a far vacanza, ma anche un Paese che tutela il proprio patrimonio industriale. È interesse nazionale che l’Italia resti un grande Paese manifatturiero, e mi auguro che dopo gli ultimi episodi anche chi, nelle scorse settimane, ci ha sparato addosso capisca che certi comportamenti non si possono legittimare”.

Orlando spende qualche parola anche sul tema delle pensioni, ricordando che “abbiamo cercato di introdurre il concetto di lavoro gravoso, un approccio diverso da quota 100, perché per noi deve andare in pensione prima chi fa più fatica”. Tutto questo, comunque, sempre tenendo presente “il tema della sostenibilità, perché chi andrà in pensione tra 15-20 anni rischia di trovarsi con una pensione da fame”.

Il ministro dice poi la sua anche sulla questione dei salari, affermando che “tutti dobbiamo impegnarci perché chi lavora abbia un salario dignitoso, perché in Italia il 25% dei lavoratori è intorno alla soglia di povertà“. Questo, aggiunge, “implica che dobbiamo lavorare perché le buste paga siano un po’ più pesanti e per dare strumenti forti alla contrattazione”, e inoltre “bisogna superare l’idea che una sigla sindacale nata in mezz’ora posa chiudere accordi con le aziende“. Per fare questo, chiosa, “ci sono due strade: o si fanno una legge e degli accordi che definiscano chi può trattare, o si mette un salario minimo. Io, personalmente, sono per la prima strada”. Infine, Orlando chiude il suo intervento auspicando di “poter tornare qui per salutare la fine di un brutto capitolo e un momento di ripartenza”.

Sulla stessa lunghezza d’onda del ministro anche Colla, che insiste sulla necessità di una legge che regolamenti le delocalizzazioni, “non perché siamo contro le multinazionali, ma perché non vogliamo che qualcuno scappi di colpo per convenienza“. Secondo l’assessore, infatti, “serve una cesura contro chi dimostra poca serietà”. Questa è, ovviamente, una stoccata a Evoca, contro cui Colla si scaglia anche quando parla dei “tanti soldi del Pnrr”, che “non vanno dati a gente come Evoca, ma a imprenditori che creano lavoro dignitoso e di qualità”. Quanto alla vertenza Saga Coffee, l’assessore conferma l’interesse di un imprenditore, che “sa che come Regione siamo in condizione di accompagnare il suo eventuale investimento, e su questo è importante che Orlando abbia assicurato l’appoggio del Governo alle nostre scelte”, e si dice convinto che “ci siano le condizioni per trovare una soluzione”. Sul punto, ovviamente, saranno indispensabili “gli ammortizzatori sociali, che devono accompagnare un progetto industriale”. 

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