BOLOGNA – “Viviamo un tempo terribile, il mondo si sta sgretolando di fronte a noi e le persone si sentono in pericolo. È un mondo insicuro, dove lavori oggi e non lavori domani, con molta povertà” e dove crescono nuovi estremismi e “fascisti: forse non lo sono, ma usano le loro modalità”. Così Ken Loach in un passaggio della sua lezione magistrale stasera al King’s College di Londra, dove si tiene la cerimonia di conferimento della laurea ad honorem in Scienze filosofiche a suo favore da parte dell’Università di Bologna, proposta dal dipartimento di Filosofia d’intesa col dipartimento delle Arti dell’Alma Mater.
“Non so come andrà nel vostro paese, ma nel nostro paese sta succedendo qualcosa a cui sto pensando ora: molte famiglie non mangeranno“, continua Loach. “Lo vediamo nel nostro paese e- insiste il cineasta- lo vediamo negli Stati Uniti, dove la rabbia e la disillusione vengono sfruttate, vengono sviluppate. La gente viene resa più arrabbiata, più disillusa con il sole. E l’altra tattica, naturalmente, è trovare un capro espiatorio, qualcuno da incolpare”. A più riprese inoltre, Loach, in collegamento con una cerimonia-bis a Bologna, torna a criticare il modello della sinistra progressista e laburista in Inghilterra e in Europa, che non ha fatto abbastanza per contrastare la concorrenza del capitalismo nel mercato del lavoro internazionale e, anzi, lo ha di fatto favorito.
Il regista inglese, tra gli altri argomenti della sua lezione, parla anche di “Palestina, di anni e anni di occupazione illegale, militare e illegale”, e cita “il genocidio, quello che è successo negli ultimi due anni. Il mio paese sta vendendo armi al paese che sta commettendo il genocidio“. In ogni caso, dopo tanti altri temi toccati, Loach prova a chiudere con un filo di speranza in prospettiva: “Abbiamo vissuto in un mondo di ricchezze, potremmo vivere molto meglio se vivessimo il vero cambiamento e il conflitto di classe. Se proteggessimo il nostro pianeta. Certo che potremmo. Abbiamo la conoscenza, abbiamo la passione, ci teniamo. Facciamolo. Facciamolo”, ripete il regista.







