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Manovre sulla manovra di Draghi, che tutti aspettano e ancora non c’è

L'editoriale del direttore dell'Agenzia Dire, Nico Perrone
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ROMA – Tutti ne parlano, ogni giorno esce l’indiscrezione su questa o quella modifica, sulla proposta accolta o bocciata, in tanti l’aspettano questa benedetta manovra di bilancio del Governo che, forse, arriverà in Senato martedì prossimo. Il premier Mario Draghi, parlando all’assemblea nazionale dei sindaci riuniti a Parma, per qualche osservatore attento ha svolto un intervento più da inquilino del Quirinale che di Palazzo Chigi.

“Oggi si apre una nuova fase per l’Italia e per i suoi quasi 8.000 Comuni – ha detto ai sindaci che più volte lo hanno applaudito- un’occasione di sviluppo, progettazione, idee, che dobbiamo essere pronti a cogliere per i nostri cittadini e per le generazioni future. Nella legge di bilancio stanziamo 1,4 miliardi fino al 2029 per la messa in sicurezza di ponti e viadotti e aumentiamo di 2,7 miliardi i fondi per la manutenzione delle scuole fino al 2036. Destiniamo 2 miliardi di euro fino al 2030 per consentire alle Province e alle Città Metropolitane di svolgere le loro funzioni fondamentali. Aiutiamo i piccoli Comuni in particolare difficoltà economica. Istituiamo un apposito Fondo per sostenere e valorizzare i territori montani con una dotazione di 200 milioni di euro all’anno… Il futuro dell’Italia vi vede oggi protagonisti” ha concluso il premier.

Dall’opposizione Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, urla a gran voce: “Il Parlamento in Italia è stato totalmente silenziato, il governo è nuovamente fuori tempo massimo. A questo punto credo che sia un fatto di tattica”. C’è “una maggioranza che è troppo eterogenea e Draghi non riesce a metterla d’accordo e allora si arriva fuori tempo massimo. Io difendo Costituzione e il ruolo del Parlamento” ha sottolinerato Meloni.

Spiazzati i sindacati, pure Maurizio Landini, segretario della Cgil, sa poco: “Non abbiamo ancora visto il testo definitivo della manovra che non mi risulta sia consegnato al Senato, noi abbiamo avuto un solo incontro poi da allora circolano voci di cambiamenti sulle cose indicate anche a noi, quindi per fare un giudizio complessivo vogliamo vedere le proposte”.

Si ritarda fino all’ultimo così poi i partiti sono costretti a dire sì e basta? “Questa è una discussione che avviene purtroppo ogni anno, anche io chiedo che la legge di bilancio venga portata all’esame delle Camera il prima possibile per discuterla e affinchè il Parlamento dica la sua in modo profondo. E’ giusto che la legge di bilancio arrivi il prima possibile alle Camere” dice sconsolato il Presidente della Camera, Roberto Fico.

Sul fronte del dibattito politico, la novità di oggi è la guerra scoppiata in casa Pd e M5S a Bruxelles sull’adesione dei ‘grillini’al gruppo dei Socialisti e Democratici europei. Il segretario Dem, Enrico Letta, volato in Belgio per incontrare i suoi europarlamentari, appena ha capito che non era aria ha subito fermato le macchine e, come al solito, preso tempo facendo parlare il capogruppo al Parlamento europeo: “Abbiamo deciso di aprire una discussione formale con il Movimento 5 Stelle, che ha espresso informalmente la volontà di aderire al nostro gruppo. Non c’è ancora una loro richiesta formale ma non abbiamo nessun atteggiamento pregiudiziale” ha detto Brando Benifei, capodelegazione del Partito democratico al Parlamento europeo, a margine dell’incontro tra eurodeputati con il segretario del Partito, Enrico Letta.

“È chiaro che dopo molto tempo che il Movimento vota insieme a noi come gruppo, che si è avvicinato anche con le scelte europeiste prese anche con l’uscita dal Movimento qui in Europa delle componenti più anti-europee, oggi ci sono le condizioni per aprire un’interlocuzione il cui esito non è predeterminato in quanto, come ho detto, non c’è ancora stato il passo formale da parte loro” aggiunge Benifei. Secondo il capodelegazione, il Pd è disposto “ad aprire questo processo e sappiamo che questo non si esaurirà solo qui”, infatti “avrà ovviamente un’implicazione anche in un dibattito in Italia”.

Per il M5S è un passaggio complicato e pochi credono che si arriverà ad un accordo. Ma Carlo Calenda, leader di Azione, non aspetterà: “Come confermato da Enrico Letta oggi si va verso l’ingresso del M5S nel gruppo @TheProgressives insieme al Pd. Lo considero un grave errore politico che tradisce il mandato degli elettori alle ultime europee. Chiederò oggi stesso l’adesione al gruppo @RenewEurope”.

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