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Cadavere nella grotta dell’Etna, tra le ipotesi spunta la pista De Mauro

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Il giornalista de L'Ora fu rapito la sera del 16 settembre 1970 a Palermo e mai più ritrovato
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PALERMO – Numerose segnalazioni al vaglio della guardia di finanza e tra queste c’è anche quella della famiglia di Mauro De Mauro, il giornalista de L’Ora rapito la sera del 16 settembre 1970 a Palermo e mai più ritrovato. Le indagini sui resti umani trovati in una grotta alle pendici dell’Etna proseguono a 360 gradi da parte della guardia di finanza di Catania ma nessuna delle piste battute in queste ore, secondo quanto riferiscono fonti qualificate delle fiamme gialle alla Dire, viene considerata più concreta di altre da parte degli investigatori.

L’esame comparativo del Dna per verificare se davvero i resti trovati a Zafferana Etnea appartengano a De Mauro, quindi, è una delle strade possibili ma non sarebbe ancora stata decisa dal momento che “tutte le ipotesi e le segnalazioni sono al vaglio” e che la guardia di finanza sta seguendo anche delle piste investigative autonome. L’esame del Dna, infatti, arriverà in un secondo momento, come “ulteriore approfondimento” delle ipotesi che dovessero risultare più attendibili rispetto alle altre. I resti umani ritrovati nella grotta risalgono a 40 anni fa: la scoperta è avvenuta nel corso di una seduta di addestramento del Soccorso alpino della guardia di finanza (Sagf) di Nicolosi.

Le prime indagini scientifiche e l’esame del luogo del ritrovamento fanno ipotizzare che si trattasse di un uomo di almeno 50 anni di età, alto circa un metro e settanta centimetri, con malformazioni congenite al naso e alla bocca. 

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