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Da antico ospedale a centro culturale, ecco la Biblioteca universitaria di Sassari

Al suo interno attualmente quasi 350.000 volumi, di cui 74 incunaboli, 3.500 cinquecentine e circa 4.600 opere del XVII e 3.300 del XVIII secolo

Pubblicato:11-11-2021 13:57
Ultimo aggiornamento:11-11-2021 14:56
Canale: Cultura
Autore:
BIBLIOTECA_SASSARI
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SASSARI – Con un patrimonio di oltre 300mila volumi – tra manoscritti, incunaboli, cinquecentine, riviste, atlanti, carte geografiche – rappresenta certamente la memoria storica di Sassari e un pezzo importante della storia sarda. In realtà, avventurarsi nel dedalo di locali del complesso monumentale che dal 2014 ospita la Biblioteca universitaria turritana è molto più di un semplice viaggio culturale tra libri e scaffali. Il recente restauro e la riqualificazione del vecchio ospedale Santissima Annunziata, mastodontica opera realizzata tra il 1843 e il 1849, ha infatti donato alla città un centro di aggregazione dove antico e moderno, sacro e profano, avvolgono il visitatore e lo immergono in un’atmosfera unica. 

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LA STORIA DELLA BIBLIOTECA

L’edificio – che si sviluppa in un’area di 7.000 metri quadrati nel cuore di Sassari – custodisce e ben racconta la genesi e l’evoluzione della Biblioteca, nata grazie al lascito che Alessio Fontana, funzionario della cancelleria imperiale di Carlo V, destinò nel 1558 alla fondazione di un Collegio gesuitico. L’individuazione dell’attuale sede nell’ex ospedale risale agli anni Duemila, quando, in concomitanza con il trasferimento di Malattie infettive, ultimo reparto del vecchio nosocomio, l’allora ministero per i Beni culturali pensò di restaurare l’edificio realizzato nella prima metà del XIX secolo, nei sei anni a cavallo tra il 1843 e il 1849. 

Fu Carlo Alberto, accogliendo la richiesta della Congregazione dell’ospedale, ad autorizzare la costruzione del nuovo edificio, affidata all’impresario Giovanni Fogu su progetto dell’ingegnere piemontese Carlo Berio. “Progetto grandioso”, scriverà lo scrittore e studioso sassarese, Enrico Costa, e in effetti l’opera potrà essere portata avanti grazie alle donazioni di privati, documentate dalle lapidi commemorative posizionate nell’atrio dei benefattori. Non è l’unica particolarità della Biblioteca: il restauro ha restituito l’originaria bellezza della cappella dell’ex Ospedale, gioiello di stili eclettici, incastonato all’interno dell’edificio. Da qui, attraverso una monumentale vetrata, gli ammalati potevano assistere alla messa del grande camerone attiguo, ‘occupato’ ora dagli uffici e dalle sale di consultazione. 

Dove prima si accoglievano dolore e sofferenza, ora c’è studio e riflessione, ma i primi non sono stati ‘sepolti’ completamente dai secondi: “Il ministero ha progettato un ottimo restauro, si è voluta preservare la ‘memoria’ dell’ospedale civile- spiega la direttrice della Biblioteca, Maria Rosaria Viviana Tarasconi- All’indomani del mio insediamento, ho voluto che questa Biblioteca non fosse soltanto un luogo di consultazione, ma di promozione della cultura a 360 gradi. Vanno in questa direzione le numerose presentazioni di libri ed esibizioni musicali organizzate negli ultimi anni, che hanno avuto molto successo. Sassari è stata risvegliata dal suo torpore, si è riappropriata del suo monumento ed è stata riportata in biblioteca”.

IL PATRIMONIO DELLA BIBLIOTECA

La biblioteca possiede attualmente quasi 350.000 volumi, di cui 74 incunaboli, 3.500 cinquecentine e circa 4.600 opere del XVII e 3.300 del XVIII secolo. Gran parte del patrimonio è conservato nei modernissimi archivi, altro fiore all’occhiello della Biblioteca insieme ai suoi sistemi antincendio all’avanguardia. Tra le opere più importanti da segnalare, il Condaghe di San Pietro di Silki, raccolta di registri e documenti amministrativi, che rappresenta uno dei più antichi ‘monumenti’ delle lingue romanze, e una delle più cospicue fonti del Medioevo sardo. La sua compilazione copre un arco cronologico di circa un secolo, dalla metà del XII fino alla metà del XII. Altro pezzo pregiato della collezione, una carta nautica pergamenacea del XVI secolo, che illustra il bacino del Mediterraneo ed è variamente illustrata con mostri marini e simboli delle città. Una curiosità legata a questo manoscritto è che era stato utilizzato come copertina di un’opera molto più recente e fu scoperto durante il restauro del testo che ricopriva. Lo stesso destino era toccato a un raro manoscritto in ebraico della fine del XV secolo, un contratto di matrimonio avvenuto ad Alghero che costituisce una rara fonte per gli studi sugli ebrei in Sardegna. Da sottolineare, infine, due opere autografe della scrittrice nuorese Grazia Deledda, premio Nobel per la Letteratura. Si tratta del romanzo ‘L’Edera’ – manoscritto donato dalla stessa scrittrice alla Biblioteca nel 1914 – e della novella ‘Il ritorno del figlio’, entrambi integri e in buono stato di conservazione.

Realizzato con l’agenzia di stampa DIRE, il progetto è un viaggio alla scoperta dei 46 Istituti statali italiani, scrigni di bellezza e custodi di un patrimonio documentario che ammonta a circa 40 milioni di esemplari: https://cultura.gov.it/bibliotecheditalia. Il documentario sulla Biblioteca Universitaria di Sassari è disponibile sul nuovo profilo Instagram @bibliotecheditalia: https://www.instagram.com/p/CWIfV83tA4G/. Il prossimo appuntamento con una nuova Biblioteca da scoprire è giovedì 18 novembre.

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2021-11-11T14:56:07+01:00