Zampa: “La didattica migliora le condizioni dei bambini ospedalizzati”

Presentato il report finale di 'Crescere senza distanza', un progetto mirato al contrasto della povertà educativa nel settore dell'apprendimento a distanza
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ROMA – “Investire sulla didattica dei bambini e ragazzi ospedalizzati, o che non possono recarsi a scuola, concorre ad aiutarli terapeuticamente. È un modo per contribuire alla loro guarigione o migliorare la loro condizione“. Lo afferma Sandra Zampa, sottosegretaria di Stato alla Salute, presentando i risultati del report finale ‘Crescere senza distanza’, un progetto mirato al contrasto della povertà educativa nel settore dell’apprendimento a distanza, che parte dall’esperienza di bambine e bambini ospedalizzati a causa di gravi malattie, per arrivare alla realizzazione di un protocollo collaudato in scuole di diverso ordine e grado nel Nord, nel Centro e nel Sud del nostro Paese, da mettere a disposizione di tutti nell’ottica di una riflessione sulla didattica a distanza in questo periodo di emergenza sanitaria.

“È incoraggiante- prosegue la sottosegretaria- che un contributo arrivi da chi è più in difficoltà e maggiormente penalizzato dal punta di vista della salute. Un contributo che migliora non solo il proprio stato, ma anche quello di chi si trova in una condizione migliore. Questa è la prova che quando si migliora la vita di chi è in svantaggio si producono benefici per tutta la comunità. Sappiamo bene che la scuola in ospedale è molto importante, perché restituisce una dimensione di normalità che aiuta ad affrontare meglio la malattia. La scuola- conclude Zampa- offre alle studentesse e agli studenti, costretti a lunghi ricoveri ospedalieri, un obiettivo e una motivazione, la forza e la fiducia che riusciranno a superare questo momento di difficoltà, che oggi purtroppo si somma all’emergenza da Coronavirus”. 

IL PROGETTO ‘CRESCERE SENZA DISTANZA’

Il progetto ‘Crescere senza distanza’ è stato promosso dal ministero della Salute, il ministero dell’Istruzione e l’associazione ‘Con i Bambini’ e realizzato dalla ‘Fondazione Zancan’. In particolare, agli insegnanti della scuola in ospedale, ai genitori e ai sanitari dei ragazzi che li curano, agli stessi bambini e ragazzi è stato chiesto cosa insegnano le esperienze dei giovani con patologie croniche sull’apprendimento a distanza. Gli intervistati hanno dato indicazioni preziose su come gestire l’apprendimento durante il distanziamento e su come gestire la classe. I loro contributi sono stati utilizzati per costruire raccomandazioni a disposizione del mondo della scuola, delle famiglie e di quanti operano nei progetti di lotta alla povertà educativa. Per quanto riguarda la scuola in ospedale, i ragazzi e le ragazze intervistati hanno dichiarato che “l’insegnamento personalizzato è più proficuo sul piano dell’apprendimento, perché favorisce l’attenzione e il confronto con l’insegnante”.

Questo approccio, secondo i promotori del progetto, “è ritenuto fondamentale per sostenere gli studenti in un momento di difficoltà come quello della malattia, aiuta ad avere un obiettivo, a non lasciarsi andare. Incoraggia sul piano psicologico e pratico”.

ASCANI: “LA DIDATTICA A DISTANZA FUNZIONA SE È PERSONALIZZATA”

“Più l’approccio è personalizzato più la didattica a distanza funziona, perché si ha la percezione di essere in una relazione educativa simile a quella che si avrebbe in presenza”. Secondo Anna Ascani, viceministra all’Istruzione, è questo il dato più rilevante che emerge dalla ricerca condotta nell’ambito del progetto ‘Crescere senza distanza’, promosso da ministero della Salute, ministero dell’Istruzione, impresa sociale ‘Con i Bambini’ e realizzato da ‘Fondazione Zancan’

“La didattica a distanza non è la scuola in presenza – ricorda Ascani – ce lo dicono anche questi bambini e ragazzi. Ci dicono che gli manca il contatto e la relazione personale fatta di sguardi“. Una mancanza, tiene a precisare la viceministra, “che vale per tutti i bambini e ragazzi, anche per quelli che hanno la possibilità di andare a scuola. Sappiamo bene che le regole e i rigidi protocolli che ci siamo dati impongono una modalità del fare scuola che è molto diversa rispetto al passato, che comporta una distanza interpersonale che prima non c’era e che in qualche modo è un limite alla relazione educativa in senso proprio. E allora – prosegue Ascani – da questi bambini e ragazzi noi impariamo che nell’idea di educazione dobbiamo tenere l’elemento relazionale come centrale”

Le risposte dei bambini e dei ragazzi al questionario permettono “anche di capire che cos’è in fondo il diritto all’istruzione, che non è – sottolinea la viceministra – solo il diritto a essere formati e informati, a ricevere nozioni, ad essere accompagnati in un percorso di crescita culturale, ma è anche il diritto di essere accompagnati dal punto di vista relazionale”. Proprio per rendere la didattica a distanza sempre più aderente alle necessità degli alunni e degli studenti, il ministero dell’Istruzione, ricorda Ascani, ha firmato nei giorni scorsi “con i sindacati un’integrazione al contratto collettivo nazionale sulla didattica digitale integrata che cerca di fare tesoro delle cose che nella prima fase della pandemia non hanno funzionato, cerca di migliorare l’approccio personalizzato. Noi stiamo formando i docenti perché – ribadisce – la didattica a distanza non sia una video lezione ma qualcosa di più: coinvolgimento“. Il lato positivo di questa ricerca, prosegue Ascani, “è che emerge la sensazione da parte dei ragazzi di non essere lasciati soli, di non essere lasciati fuori. Questa è la grande responsabilità che abbiamo nei confronti di studentesse e studenti che guardano allo Stato aspettandosi che non li lasci soli, che non ci si dimentichi delle loro esigenze”.

“Se è vero che in termini di vite umane il prezzo più alto lo paga la generazione meno giovane del nostro Paese, e speriamo che la curva drammatica dei decessi torni a scendere, però – tiene a ricordare la viceministra – c’è un prezzo che anche bambine e bambini, ragazze e ragazzi stanno pagando. Noi quel prezzo non possiamo dimenticarlo e anche alla luce di questo lavoro dobbiamo migliorare il nostro sistema“. Il protocollo che “abbiamo sottoscritto – sottolinea Ascani – può essere il punto di inizio di un lavoro prezioso che possiamo fare insieme, accompagnando in questa fase tutti i fragili del nostro Paese e ricordandoci una cosa che ci sta insegnando la pandemia: la fragilità è una condizione, si spera, temporanea che può capitare a tutti. Ed è con questo spirito – prosegue – che dobbiamo occuparci dei più fragili, ricordando che la fragilità ci riguarda, riguarda tutti noi, perché abbiamo delle fragilità come Paese che purtroppo scopriamo in fasi come queste. Situazioni che servono a qualcosa – ancora la viceministra – se fungono da molla per interessarci delle diseguaglianze, delle fragilità, delle difficoltà, di chi rimane. Altrimenti la pandemia passerà lasciando indietro un enorme dolore, ma non lasciandoci granché in termini di comprensione e di capacità di migliorarci. Questo protocollo – conclude – è il segnale che stiamo imparando dalle nostre fragilità”.

FONDAZIONE ZANCAN: “DAD PIACE A STUDENTI SE PRESERVA SPIRITO GRUPPO”

La didattica a distanza piace a bambini e ragazzi, consente loro di imparare cose nuove, anche in termini di organizzazione del proprio tempo, di competenze tecnologiche e di responsabilizzazione, ma ha il limite della distanza fisica. Durante le ore trascorse davanti al computer, bambini e ragazzi sentono la mancanza dei compagni, degli insegnanti, dei momenti di aggregazione come la ricreazione, provano nostalgia anche della tensione prima di un’interrogazione. È quanto emerso da un’indagine condotta tra alunni e studenti di undici scuole, distribuite su tutto il territorio nazionale, curata dalla Fondazione Zancan nell’ambito del più ampio progetto ‘Crescere senza distanza’, promosso da ministero della Salute, ministero dell’Istruzione e ‘Con i Bambini’.

Dalle risposte fornite da bambini e ragazzi che hanno partecipato al progetto è emerso che il 62% degli alunni delle scuole primarie e il 57% degli studenti delle secondarie di II grado hanno apprezzato la didattica a distanza. Il 91% dei più piccoli, l’86% degli studenti delle scuole secondarie di I grado e il 71% di quelli delle secondarie di II grado hanno detto di aver imparato cose nuove durante la dad. Pur non negando la difficoltà di seguire le lezioni attraverso il computer o il tablet, tutti i partecipanti hanno detto di aver vissuto questa modalità di studio come un’opportunità che li ha portati a una maggiore autonomia e a sperimentare un’idea diversa del ‘fare scuola’, basata anche sull’utilizzo delle tecnologie quali alleate della didattica. Ad alunni e studenti sono stati chiesti suggerimenti per migliorare la didattica a distanza, in un’ottica di sempre maggiore integrazione di quella in presenza con gli strumenti digitali. Sono emerse molteplici necessità: avere libri digitali per chi non li ha, migliori connessioni, pc e tablet per tutti, soluzioni didattiche personalizzate, tarate sulle diverse difficoltà e capacità di ogni studente, che al contempo sappiano valorizzare anche il lavoro in piccoli gruppi.

Bambini e ragazzi delle undici scuole sono stati anche coinvolti in uno stress test, con il quale hanno applicato praticamente le indicazioni per migliorare la didattica a distanza fornite dai loro coetanei che seguono la scuola dagli ospedali nei quali sono in cura. Questi ultimi hanno dichiarato che l’insegnamento personalizzato è più proficuo sul piano dell’apprendimento, perché favorisce l’attenzione e il confronto con l’insegnante. È un approccio ritenuto fondamentale per sostenere gli studenti in un momento di difficoltà come quello della malattia, aiuta ad avere un obiettivo, a non lasciarsi andare. Incoraggia sul piano psicologico e pratico. “Grazie a questo progetto- sottolinea Tiziano Vecchiato, presidente della Fondazione Zancan- suggerimenti importanti vengono da chi ha sperimentato la più grande distanza mentre affrontava la doppia sfida della malattia e dell’apprendimento in condizioni davvero complicate”. I risultati dell’indagine sono ora condensati in raccomandazioni per facilitare l’apprendimento a distanza, utilizzabili su più vasta scala per ridurre le distanze. Quello realizzato, spiegano dalla Fondazione Zancan, è stato uno studio di fattibilità per una didattica più inclusiva, mirata al contrasto della dispersione educativa, con specifico riferimento all’apprendimento a distanza. “Spero che la scuola di domani apprenda qualcosa dall’esperienza della didattica a distanza fatta durante la pandemia- sostiene Vecchiato- perché in futuro non sarà più chiusa in un setting e dovrà aprirsi anche ad altri spazi della vita. Per tale motivo abbiamo ampliato questa esperienza agli educatori che seguono i ragazzi al di fuori della scuola. L’obiettivo- conclude- è ridurre le disuguaglianze ma non le diversità, che sono una ricchezza”.

con la collaborazione di Arianna Cioffi

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11 Novembre 2020
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