Sala e Appendino firmano il ‘Manifesto della comunicazione non ostile’ e lo dedicano a Liliana Segre

Lanciato con l'hashtag #StileComune, le due amministrazioni si impegnano a "promuovere un uso consapevole del linguaggio, sia da parte degli utenti, sia da parte di chi ricopre cariche politiche o istituzionali"
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ROMA – Milano e Torino firmano il ‘Manifesto della comunicazione non ostile’ e lo dedicano, anche, a Liliana Segre. Oggi, il sindaco del capoluogo lombardo, Beppe Sala, ha aderito, insieme alla sindaca di Torino, Chiara Appendino, al progetto di sensibilizzazione nato due anni fa che promuove un uso corretto della comunicazione per evitare episodi di ‘violenza delle parole’, online e offline.

Lanciato con l’hashtag #StileComune, le due amministrazioni si impegnano a “promuovere un uso consapevole del linguaggio, sia da parte degli utenti, sia da parte di chi ricopre cariche politiche o istituzionali”. E’ “bellissimo che i due sindaci decidano di aderire alla nostra campagna e speriamo che possa essere d’esempio per altre città. Ringraziandovi per il vostro coraggio, vorrei dedicare questa firma a Liliana Segre”, dice Rosy Russo, presidente dell’associazione Parole ostili, ricordando le vicende legate alla senatrice a vita duramente colpita da messaggi di odio online (“oltre 200 al giorno”) che hanno portato anche all’assegnazione della scorta per preservare la sua sicurezza.

“Ho appena invitato la sindaca di Torino a Milano il 10 dicembre quando, insieme all’Anci, abbiamo organizzato un momento d’incontro tra tutti i sindaci italiani per testimoniare non solo vicinanza a Liliana Segre ma anche per promuovere un corretto comportamento da parte delle istituzioni”, dice Sala.

Il sindaco di Milano fa anche una “promessa” alla sua città: per sensibilizzare un uso corretto delle parole “si deve partire dalle scuole” e per questo “troveremo una formula per portare questo principio anche nelle scuole milanesi”.

Tutti ma soprattutto “chiunque ricopra una figura pubblica si deve impegnare” rispettando le regole scritte sul ‘Manifesto contro le parole ostili’. E’ il commento di Appendino poco prima della firma dei dieci punti, tra i quali, “quello che mi ha colpita di più è il primo, ossia il fatto che ‘virtuale è reale’, quello che dico e scrivo in rete deve essere lo stesso che avrei il coraggio di dire di persona”.

Capita molto spesso, spiega la prima cittadina torinese, “nelle diverse attività che faccio o che facciamo come Giunta di essere attaccati sui social e io chiedo sempre ‘me lo diresti anche in faccia’?”.

Oltre a questa, le altre nove proposte, nate e create “in rete e per la rete” e che si possono sottoscrivere anche online, sono: si è ciò che si comunica e le parole che vengono scelte “mi rappresentano”; le parole danno forma al pensiero e quindi “mi prendo tutto il tempo necessario a esprimere al meglio quel che penso”; prima di parlare bisogna ascoltare: “nessuno ha sempre ragione, neanche io”; “le parole sono un ponte, scelgo le parole per comprendere, farmi capire, avvicinarmi agli altri; le parole hanno conseguenze piccole o grandi; “condividere è una responsabilità” e quindi “condivido testi e immagini solo dopo averli letti, valutati, compresi”; le idee si possono discutere e le persone si devono rispettare; gli insulti non sono argomenti; anche il silenzio comunica.

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