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Sanità, a Bologna chirurghi del volto assi nel 3D, “Guai perderli”

I fondi scarseggiano, e ora è partita una raccolta fondi per comprare un nuovo macchinario in 3D: uno scanner che serve a ricostruire il sistema masticatorio
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volto_chirurgiaBOLOGNA – Al Policlinico Sant’Orsola di Bologna sta crescendo una nuova generazione di chirurghi, veri e propri fenomeni esperti nel ricostruire con tecnologie 3D il volto di persone che hanno subito un trauma o un tumore. Giovani specialisti tra i migliori nel loro campo, tanto da essere corteggiati anche all’estero e che il team guidato dal professor Claudio Marchetti, insieme alla Fondazione Face3DBo, stanno cercando di trattenere sotto le Due torri. Ogni anno, sottolinea il direttore del reparto di chirurgia maxillo-facciale del Sant’Orsola, escono cinque giovani dalla Scuola di specializzazione e “servirebbero dei finanziamenti per trattenerli, in accordo con l’Alma Mater e il Policlinico di Bologna”. La stessa preoccupazione ce l’ha anche Alberto Lenzi, presidente della Fondazione Face3DBo. “Questi giovani chirurghi stanno diventando i migliori al mondo” nella tecnologia 3D, sottolinea Lenzi, “anche i tedeschi li vorrebbero, ma li dovremmo tenere qui”.

lenzi_marchetti_chirurgia-3dOvviamente, però, i fondi scarseggiano. Lenzi e Marchetti hanno presentato ieri il concerto del 28 novembre al teatro Manzoni con l’Accademia bizantina diretta da Ottavio Dantone, organizzato con Bologna festival, per raccogliere fondi. L’obiettivo è acquistare un nuovo macchinario 3D per il Sant’Orsola: uno scanner per riprodurre e ricostruire il sistema masticatorio. Negli ultimi quattro anni, la Fondazione Face3DBo ha racimolato risorse per acquisire una workstation 3D, una sega a ultrasuoni, uno stereofotogrammometro e un navigatore chirurgico, che da solo costa oltre 150.000 euro. Con tecnologia 3D, nel 2015 al Sant’Orsola sono stati trattati circa 1.300 pazienti e 1.700 sono stati gli interventi eseguiti, con una percentuale di accuratezza al 92% entro i due millimetri e al 70% entro un millimetro.

medici_chirurgiaLa tecnologia 3D nella chirurgia del volto serve proprio a rendere l’intervento preciso al massimo livello. Con i macchinari acquistati dalla Fondazione Face3DBo e utilizzati al Sant’Orsola, prima dell’operazione vera e propria viene scattata una foto tridimensionale del volto, con cui viene realizzato un intervento chirurgico virtuale in 3D, che poi viene trasferito sul volto in carne e ossa del paziente grazie alla guida di un navigatore chirurgico, che consente di sapere in tempo reale se l’intervento pianificato in 3D viene rispettato. “La chirurgia del volto è la più difficile- sottolinea Lenzi- perchè oltre alla funzionalità, deve restituire anche la possibilità di avere una vita sociale, di essere accettati anche esteticamente“. Insomma, come recita lo slogan della Fondazione, di “ridare al volto la sua anima”. Testimonial della campagna è la piccola Alice, bimba affetta da una neoplasia alla mandibola, che è venuta dalla Serbia per ritrovare il sorriso. La chirurgia maxillo-facciale del S.Orsola “è un punto di riferimento nazionale e internazionale- rivendica Marchetti- e grazie alla Fondazione abbiamo ottenuto una grandissima capacità di innovazione. Il 3D è il sogno di tutti i chirurghi“. Col concerto del 28 novembre, dunque, la Fondazione cerca fondi per fare ulteriori passi avanti. Ma non si ferma qui. “Non vedo l’ora di incontrare Joey Saputo– manda a dire il presidente Lenzi- so che ha una Fondazione in Canada dedicata ai bambini. Perchè non fare dei progetti insieme? Lo invito al concerto, spero si trattenga in città per poter partecipare”.

di Andrea Sangermano, giornalista professionista

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