ROMA – Quella tra Italia e Mozambico è una storia di amicizia e libertà. Cominciata decenni fa, con un legame cresciuto nel tempo, quando questo Paese dell’Africa australe era ancora sotto il dominio coloniale del Portogallo, prima della liberazione ottenuta nel 1975. Un ruolo particolare l’Italia lo ha avuto anche come mediatrice degli accordi che nel 1992 misero fine alla guerra civile tra il governo della Frelimo e i ribelli della Renamo. C’è poi il contributo dei territori, come quello di Reggio Emilia. Anche in questo caso durato decenni e pronto a rinnovarsi in tempi nuovi, segnati dalle scoperte di giacimenti di gas naturale e da un ruolo strategico che sul piano dell’energia il Mozambico sta acquistando a livello globale. Ne parliamo con Stefano Cigarini, responsabile dei progetti della Fondazione E-35 per la progettazione internazionale. Si trova a Pemba, il capoluogo della provincia di Cabo Delgado, quella degli idrocarburi: dove sono arrivate le multinazionali, Eni compresa, e dove bisogna far anche fronte a un conflitto armato legato a promesse di nuovo benessere e disuguaglianze persistenti.




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