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Vita nello Spazio cercasi, astrobiologi al lavoro

VITA NELLO SPAZIO
Claudia Pacelli (Asi): "Prima si riteneva che le condizioni fuori dalla Terra fossero proibitive per la vita come la conosciamo, adesso sappiamo che potrebbe non essere così"
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ROMA – ‘C’è vita nell’Universo?’. La domanda è diventata così pressante negli ultimi anni di incessante ricerca scientifica che sempre più importanza ha assunto l’astrobiologia, una disciplina trasversale che si occupa di capire nascita, evoluzione e distribuzione delle forme di vita, sulla Terra e non solo. 

Nel 2017, l’Agenzia Spaziale Italiana, l’Asi, ha emanato un bando pubblico, a seguito di cui un gruppo composto da 11 team di ricerca appartenenti a Università e Enti è stato supportato per accrescere le conoscenze nel settore. Da quest’esperienza è nato un progetto. Si chiama “Vita nello Spazio: Origine, Presenza e Persistenza della vita nello Spazio, dalle molecole agli estremofili”e prevede un finanziamento di 3,5 milioni di euro. Il coordinatore scientifico del progetto è il professor Silvano Onofri dell’Università degli Studi della Tuscia. 

Cosa cerchiamo con una missione di astrobiologia? Sicuramente non gli alieni che guardiamo al cinema. La ricerca è molto più complessa di così e quello che potremmo trovare è infinitamente piccolo. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Claudia Pacelli, ricercatrice Asi. Le chiediamo, innanzitutto, se l’astrobiologia è una disciplina in espansione, come sembra.

“Negli ultimi anni sono diventate più accessibili le missioni al di fuori della Terra per l’avanzamento tecnologico che ci è stato. Parliamo di missioni che vanno su Marte, ma non solo: sono diretta anche verso posti più remoti. Mentre prima si riteneva che le condizioni fuori dalla Terra fossero proibitive per la vita come la conosciamo, alcune missioni hanno invece dimostrato, ad esempio studiando la geologia di Marte, che Marte miliardi di anni fa aveva sicuramente condizioni climatiche e geologiche più simili alla Terra di quanto si pensasse e quindi potrebbe avere, presumibilmente, ospitato forme di vita. O pensiamo anche alla scoperte di fenomeni simili a geyser sulle lune ghiacciate… questo senz’altro ha accelerato la ricerca di vita al di fuori della Terra”.

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Che cosa accadrebbe se una tra queste missioni individuasse effettivamente delle tracce di vita? “Il primo passo è cercare di comprendere se le molecole sono prodotte da fonti di vita come noi la conosciamo o se possano esistere dei meccansimi per delle condizioni ambientali per cui siano prodotte in maniera biotica. D’altra parte bisogna anche tenere in considerazione la possibilità negativa che ci sia stata contaminazione. Trovare delle molecole che richiamino le forme di vita terrestri sarebbe un passo importantissimo, ma andrebbe poi ben investigato per capire queste molecole da dove derivano”.

Insomma, la strada è lunga e complicata, ma di certo affascinante. Per seguire passo tutte le evoluzioni del progetto italiano ‘Vita nello Spazio’ potete consultare il sito lifeinspace.it

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