Il Nobel per l’ambiente: “Entro 30 anni Amazzonia come savana”

L'allarme di Carlos Nobre, uno dei massimi climatologi al mondo, intervenuto alla Camera
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ROMA – In Amazzonia “stiamo arrivando al punto di rottura. Se procediamo con questo atteggiamento, entro 15-30 anni il 70% della foresta sarà semi-arida, savanizzata“. E’ l’allarme lanciato dal premio Nobel brasiliano, Carlos Nobre, uno dei massimi climatologi al mondo, intervenuto alla Camera ad una conferenza sull’impatto della deforestazione dell’Amazzonia sui cambiamenti climatici.

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L’Amazzonia “è uno straordinario patrimonio di biodiversità- ricorda Angelo Bonelli, coordinatore dei Verdi- quanto sta avvenendo in Brasile riguarda tutti, non solo i brasiliani. E’ determinante costruire un’alleanza globale su un pensiero che già oggi unisce scienziati e giovani”. Obiettivo è contrastare le politiche di Bolsonaro, “che andando all’Onu disse che l’Amazzonia era roba sua, del Brasile. Dobbiamo sconfiggere questa visione, contrapporre l’ecologismo al sovranismo“, precisa Bonelli.

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Martina Borghi, coordinatrice della campagna foreste Greenpeace Italia, sottolinea la specialità dell’Amazzonia, luogo che rappresenta “la casa del 10% delle specie conosciute, ha un ruolo fondamentale per il clima dell’intero pianeta perchè immagazzina migliaia di tonnellate di carbonio.

Con gli incendi questa specialità si perde e l’emissione dei gas serra rischia di aumentare i cambiamenti climatici e i fenomeni estremi ad essi correlati”. Secondo Caetano Scannavino, rappresentante della Ong Saude e Alegria, “i problemi non sono iniziati con Bolsonaro, gli incendi c’erano anche prima e forse erano pure maggiori. Il problema è che ora, con Bolsonaro, chi vuole distruggere l’Amazzonia si sente impunito. Finora, col suo governo, è stata deforestata una superficie dell’Amazzonia pari a due Germanie”.

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11 Ottobre 2019
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