Siria, D’Alema sotto accusa per il no a Ocalan. I curdi lo difendono: “È nostro amico”. E lui: “Più informati loro”

A puntare il dito contro Massimo D'Alema (allora primo ministro) è l'ex deputato di Rifondazione, Ramon Mantovani. Interviene anche l'Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia
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ROMA – L’aggressione della Turchia ai Curdi del Rojava riapre una ferita aperta nella sinistra italiana. Quella che vide il governo di Roma, allora presieduto da Massimo D’Alema, rifiutare il diritto d’asilo ad Abdullah Apo Ocalan, leader del partito dei lavoratori del Kurdistan, il Pkk.

Oggi in un’intervista alla Stampa Massimo D’Alema spiega che i curdi rappresentano “un’esperienza singolare di democrazia, di tolleranza, di eguaglianza tra uomini e donne. Ciò che di più simile ai nostri valori esiste in quella parte del mondo. Erdogan sta bombardando i nostri valori. Non solo i curdi”, dice. 

Ramon Mantovani apprezza solo in parte: “Ma per quante cose giuste dica oggi, fu proprio lui, da presidente del consiglio, a scegliere di obbedire agli Stati Uniti. A non concedere l’asilo politico a Ocalan. E in ultima analisi a non contribuire al processo di pace con la Turchia. Questa responsabilità rimarrà come una macchia nella sua coscienza di essere umano”, dice l’ex deputato di Rifondazione, intervistato dall’agenzia Dire. 

AYDEMIR (UIKI): D’ALEMA E’ AMICO DEL POPOLO CURDO

“In merito a recenti dichiarazioni e senza volere entrare nel merito di esse ci temiamo a ribadire che il presidente D’Alema è un amico del popolo curdo, così come tutto il popolo italiano che sta mostrando solidarietà e vicinanza alla tragedia che stiamo vivendo in queste ore”. Così Erol Aydemir, presidente Uiki, Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia, commenta l’intervista della Dire a Ramon Mantovani.

L’ex deputato di Rifondazione comunista, pur apprezzando le parole espresse da D’Alema in un’intervista alla Stampa di questa mattina, rivela il rammarico per il fatto che D’Alema, quando era premier, rifiutò il diritto d’asilo a Adbullah Ocalan.

“Invitiamo tutti ad evitare polemiche, ed in particolare in queste ore a continuare a mostrare la solidarietà alla nostra causa”, aggiunge il presidente dell’Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia, Erol Aydemir.

D’ALEMA: I CURDI SONO MEGLIO INFORMATI DI MANTOVANI

“I curdi sono meglio informati di Mantovani”. E’ come suo solito tranchant il commento di Massimo D’Alema alla dichiarazione di Erol Aydemir, presidente di Uiki, Ufficio di informazione del Kurdistan in Italia, che, commentando l’intervista della Dire a Ramon Mantovani ha detto “D’Alema e’ un amico del popolo curdo, cosi’ come tutto il popolo italiano”. “Lasciamo perdere Mantovani”, prosegue D’Alema a margine del Forum Coldiretti di Cernobbio, ma alle domande del cronista che cerca di approfondire il tema dell’attacco turco al Rojava risponde solo: “ho detto la mia opinione, ho fatto un’intervista oggi alla Stampa, parlo raramente coi giornali oramai, ma ho sentito il dovere di dire la mia opinione, è tutta lì scritta”.

La storia di Ocalan raccontata da Mantovani

Öcalan giunse a Roma il 12 novembre 1998 accompagnato da Mantovani. Rifondazione Comunista all’epoca era all’opposizione del governo presieduto da D’Alema. “Ocalan venne in Italia per chiedere asilo politico. Ma fu spinto a lasciare il nostro paese dalle minacce del governo D’Alema, che gli fece capire che gli avrebbe tolto la protezione. Ocalan proponeva una soluzione pacifica al conflitto curdo entro i confini della Turchia. Sperava che l’Italia se ne facesse promotrice verso la comunità internazionale. E invece gli negarono l’asilo politico e prevalse la logica dell’obbedienza agli Stati Uniti, come mi fu rivelato da esponenti del governo”, aggiunge Mantovani.

Di fronte alla richiesta di Ocalan “il governo D’Alema rispose che non era competente a concedere il diritto d’asilo“, ricorda Ramon Mantovani. 

“Questo è quello che mi disse D’Alema quando lo incontrai. Per di più aveva nel governo tre ministri che erano apertamente contrari e volevano negare l’asilo politico. Ne parlammo, D’Alema mi parve piuttosto disinformato. In realtà scelse di obbedire agli Stati Uniti. Ricordo che la Segretaria di Stato Madeleine Albright chiedeva l’estradizione di Ocalan, ben sapendo che non poteva essere estradato dall’Italia visto che in Turchia c’era la pena di morte. Era un modo per spingere il governo a non concedere l’asilo. E cosi’ fu”. 

Il 16 gennaio 1999, dopo 65 giorni dal suo arrivo, Öcalan “fu spinto a partire dalle minacce del governo italiano. Decise Ocalan di andarsene, ma il governo fece sapere che gli avrebbe tolto la protezione”. 

Il leader Pkk lasciò l’Italia e partì per Nairobi, in Kenya. Qui fu arrestato “da un commando del Mossad” mentre si spostava dalla sede dell’ambasciata greca che aveva rifiutato l’asilo politico. “Invece di favorire il processo di pace in Turchia accogliendo la proposta di Ocalan, D’Alema scelse l’obbedienza agli Stati Uniti”, ribadisce oggi Mantovani. “Le sue parole di oggi fanno piacere ma arrivano tardi. Ha ragione quando dice che la Nato è imbarazzante nel chiedere ‘gentilezza’ verso i curdi. Un popolo perseguitato, che ha combattuto  il terrorismo per noi. Ma del resto l’Unione europea considera ancora il Pkk come una forza terrorista, lo include nella sua black list. Di cosa ci meravigliamo?”. 

Ocalan e’ ancora rinchiuso nelle prigioni turche. “Io non ho più potuto sentirlo, anche perchè non posso mettere piede in Turchia. Sono dichiarato indesiderabile. Lui è detenuto in isolamento in un carcere speciale che prima ospitava molti detenuti”.

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