Grecia: diminuiscono i migranti detenuti, peggiorano le condizioni

Tutti i dati di Forgotten', ('Dimenticati', ndr), lo studio realizzato da Aitima, ong greca impegnata nel monitoraggio e assistenza legale ai migranti
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

migranti_lesbo2ROMA – Il numero dei migranti illegali e richiedenti asilo trattenuti in un stato di detenzione amministrativa si è ridotto rispetto al 2015, tuttavia le condizioni di tale detenzione non sono migliorate, e presentano varie irregolarità sotto il profilo del rispetto tanto della legislazione greca, che degli standard internazionali, ivi incluse le raccomandazioni del Cpt, il Comitato europeo per la prevenzione della tortura (European committee for the prevention of torture). Questo quanto emerge da ‘Forgotten‘, (‘Dimenticati’, ndr), lo studio realizzato da Aitima, ong greca impegnata nel monitoraggio e assistenza legale ai migranti con sede ad Atene, dove ieri è stato presentato.

‘Forgotten’, il ‘primo rapporto ufficiale sulle procedure nazionali di detenzione amministrativa di migranti irregolari e richiedenti asilo’, e realizzato grazie ai finanziamenti dell’Epim, (l’European programme for integration and migration), ha preso in esame i principali centri di detenzione della Grecia – ufficiali, temporanei nonché quelli interni alle stazioni di polizia, che ospitano generalmente un numero più basso di detenuti – dal 15 settembre 2015 al 15 settembre 2016.

L’avvio del monitoraggio è coinciso con un generale peggioramento della libertà di circolazione per i migranti: se da un lato si assisteva al picco negli arrivi di rifugiati e migranti in Grecia e verso l’Europa centrale – mentre cresceva anche la pressione esercitata su Atene, al fine di controllare i confini settentrionali – dall’altra un progressivo irrigidimento nelle politiche dei singoli stati europei ha fatto sì che aumentassero le barriere e i respingimenti alla frontiera, così come ‘la selezione’ e ‘la riduzione delle nazionalità dei migranti’ a cui consentire l’ingresso.

Sempre più persone si sono trovate quindi bloccate nei centri, poiché nell’impossibilità di proseguire il viaggio. Situazione che per le autorità elleniche ha significato un deciso aumento di persone non più solo transitanti, ma anche ‘stanziali’, rallentando così la macchina burocratica che fatica a trattare tutte le richieste di asilo presentate.

Tuttavia, il numero dei migranti e richiedenti asilo sottoposti a misure di detenzione amministrativa, se era di circa 7mila unità all’inizio del 2015, è sceso a poche centinaia nel 2016, cosi come il termine massimo per il fermo di 18 mesi viene sempre meno raggiunto.

‘Nel solo centro di Amygdaleza – a nord di Atene – il numero di ‘detenuti’ è passato da 280 del novembre 2015, a 240 in aprile 2016′, si legge nel testo. Il rapporto lamenta tuttavia la ‘quasi totale assenza di misure alternative alla detenzione, ugualmente efficaci e meno problematiche sotto molti aspetti’. Inoltre le condizioni detentive hanno subito ‘un netto peggioramento’, come confermato dalle varie proteste inscenate dagli ‘ospiti’ negli ultimi mesi.

Stando al rapporto Aitima, il problema è che non vengono osservati gli standard previsti dalle regolamentazioni nazionali ed internazionali. ‘In particolare- scrivono ancora gli autori- i problemi consistono nella mancanza di spazi comuni, di adeguate fonti di illuminazione, di pasti sufficienti, insieme a condizioni igienico-sanitarie deludenti e all’assenza di assistenza medica e legale. Questi servizi risultano spesso forniti da Ong greche o internazionali indipendenti’.

L’analisi di ‘Forgotten’ ha prestato poi ampia attenzione alle strutture di fermo e detenzione di categorie vulnerabili, come le donne, osservando l’Hellinikon women’s detention facility, o i minori non accompagnati, presenti ad esempio nello Special holding facility of Amygdaleza for unaccompanied minors. In quest’ultimo risultavano, ad aprile 2016, 22 minori detenuti. Anche qui si rilevano le medesime criticità degli altri centri di detenzione, con una particolare carenza di spazi ricreativi per l’infanzia, nonché assistenza sociale e psicologica, prevista dalla regolamentazione nazionale ed europea a tutela dei minori in condizioni di fermo. Ai minori inoltre vengono negate informazioni riguardanti lo status.

La permanenza dei minori nei centri di detenzione, che dovrebbe essere temporanea e funzionale al trasferimento in centri di accoglienza appositamente predisposti, si prolunga in media di un mese o due: ‘al numero di minori regolarmente registrati nei centri di detenzione per i non accompagnati, va aggiunta l’alta percentuale di minori registrati come adulti e detenuti in comuni centri di fermo’.

aitima_logo

Le interviste raccolte da Aitima riportano specifici casi di minori collocati in centri di detenzionie per adulti che dichiaravano invece un età inferiore ai 18 anni. Infine, un altro problema evidenziato dal rapporto è costituito dalla totale mancanza di informazioni di natura legale per i migranti che approdano in Europa. Per il detenuto diventa molto difficile orientarsi in un sistema legislativo sconosciuto e reclamare i propri diritti, di cui spesso restano all’oscuro. Mancano figure specializzate che informino queste persone del proprio status legale e dell’iter della pratica di cui il sistema amministrativo dovrà farsi carico; spesso non sanno che esiste la possibilità di contestare la detenzione amministrativa o il rimpatrio, così come ignorano il diritto a un’assistenza legale gratuita. I costi di quest’ultima così come dell’assistenza medica sono quindi totalmente a carico dei migranti, oppure delle ong internazionali e delle iniziative di volontariato.

‘Il problema principale resta comunque il fatto che la maggior parte dei migranti – che siano nei campi o meno – sono privi di documenti’ spiega presidente di Aitima, Spyros Rizakos, nonché uno degli autori del rapporto, aggiungendo un altro punto di criticità importante. ‘La mancanza di documenti in fase di pre-registrazione e la lungaggine dei tempi per ottenere almeno lo status di richiedente asilo- aggiunge- scoraggia i migranti dal rispettare le procedure legali, cercando soluzioni alternative ma illegali che li espongono al rischio di essere arrestati e detenuti’.

Secondo Rizakos, ‘considerato il fatto che il Servizio d’asilo continua a non garantire l’accesso alla procedura di richiesta d’asilo negli uffici regionali, invitando piuttosto i migranti a presentare richiesta seguendo l’inadeguata procedura via Skype, risulta quanto mai chiaro che la maggioranza delle persone intenzionate a rispettare l’iter legale rimarrà senza alcun documento valido, incorrendo nel rischio di essere arrestati. Una situazione analoga è stata riscontrata anche nelle isole, dove la presenza di punti di fermo ed identificazione di migranti, i cosiddetti hot-spot, ed i numerosi ritardi dello svolgimento delle pratiche d’asilo hanno ulteriormente esasperato il clima di tensione. Molte persone- racconta il presidente di Aitima- tentano infatti di abbandonare le isole procurandosi documenti falsi, mentre proteste e disagi nei centri di detenzione sono frequenti. Le autorità tentano di tenere sotto controllo la situazione, ma questo peggiora le cose, perché finiscono per ricorrere sempre più spesso alla controversa pratica dell’arresto e detenzione sulla base di motivi di ordine pubblico’ conclude Spyros Rizakos.

Il rapporto si chiude con una serie di raccomandazioni alle autorità greche, in particolare al Servizio di asilo nazionale e alle istituzioni europee circa l’opportunità di operare in conformità alle disposizioni del Comitato europeo per la prevenzione della torntura (Ecpt), tenendo in considerazione le caratteristiche specifiche assunte dal sistema di detenzione amministrativa di migranti e richiedenti asilo in Grecia e dunque, in certi casi, l’impossibilità di garantire condizioni di vita decenti ai detenuti, così come previste dalla legge greca e dalle principali convenzioni europee ed internazionali in materia.

Alla presentazione del rapporto hanno partecipato rappresentanti di molte ong impegnate nella tutela dei diritti umani tra cui l’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), Human rights watch (Hrw), e il Greek council for refugees (Gcr). Prevista prossimamente anche una presentazione a Bruxelles, per sollevare la questione all’attenzione delle istituzioni europee. Aitima Ong si occupa di assistenza legale e sociale ai moltissimi richiedenti asilo e transitanti ad Atene, ed è parte della rete di supporto e soccorso ai migranti che include al suo interno la Picum (Platform for international cooperation on undocumented migrants), l’Ecre (Platform for international cooperation on undocumented migrants) e la Idc (International detention coalition). (Ha collaborato Marina De Stradis)

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»