mercoledì 14 Ottobre 2026

I conflitti dopo l’11 settembre: in 25 anni 4,5 milioni di morti nel mondo

Afghanistan, Iraq, Siria, Africa: i conflitti nel mondo hanno un costo altissimo in termini di vite umane. Le guerre e gli interventi armati, dal 2001 a oggi, hanno causato tra i 4,5 e i 4,7 milioni di morti

ROMA – Nel giorno in cui, negli Stati Uniti, si commemorano le circa 3mila vittime degli dell’11 settembre, c’è chi sui quotidiani internazionali riflette sul costo umano della “guerra al terrore” lanciata dall’allora amministrazione Bush e sui conflitti e le crisi che da allora hanno attraversato il Medio oriente, l’Africa e altre zone del mondo: già il 7 ottobre, meno di un mese dopo quegli “attacchi all’America”, le truppe americane invadevano l’Afghanistan per rovesciare il governo dei talebani, accusati di aver cospirato insieme ai terroristi di Al-Qaeda, responsabili degli attentati. Nel 2003 è poi stato il turno dell’Iraq di Saddam Hussein, a cui sono seguite altre operazioni nel Corno d’Africa e in Asia anche grazie al sostegno di coalizioni internazionali.
Se l’obiettivo era eradicare i gruppi terroristi di matrice estremista islamica, dall’altro questi interventi significarono morti tra i civili, sfollamenti e collasso dei servizi: secondo il Cost of War project del Watson Institute for International and Public Affairs della Brown University, tali guerre e interventi armati dal 2001 hanno causato tra i 4,5 e i 4,7 milioni di morti. Di questi, gli studiosi hanno stimato che 940mila individui hanno perso la vita come conseguenza diretta degli attacchi. È Aljazeera a rilanciare lo studio e a invitare a guardare più da vicino i dati: tra le vittime degli attacchi, la maggior parte si è registrata in Iraq (315mila, di cui due terzi civili) poi Siria (269mila, di cui la metà civili) e Afghanistan (176mila, di cui un quarto civili).

Inoltre, l’analisi riporta che tra 3,6 milioni e 3,8 milioni di persone siano decedute per gli effetti indiretti del conflitto, tra cui malnutrizione, malattie, ferite, mancanza di adeguata assistenza alle donne in gravidanza e ai loro bambini. Solo in Afghanistan – dove l’operazione lanciata dagli Stati Uniti è durata vent’anni, col ritorno dei talebani al potere nel 2021 – l’insicurezza alimentare è passata dal 62% al 92%.

Aljazeera prosegue citando poi un secondo studio, questa volta realizzato dall’organizzazione no profit Bureau of Investigative Journalism, con sede a Londra, secondo cui dal 2001 gli Stati Uniti hanno condotto anche decine di attacchi aerei – e più di recente con droni – nel quadro di operazioni antiterrorismo anche non dichiarate, che hanno interessato una decina di Paesi e tutte e cinque le amministrazioni presidenziali seguite a quella di George W. Bush.
In particolare, oltre ai già citati Afghanistan, Iraq e Siria, il Bureau ha contato 423 attacchi in Pakistan che hanno ucciso tra le 2.499 e le 4.001 persone, di cui un quarto presumibilmente civili; 186 attacchi in Yemen con 853 vittime di cui 158 civili; una ventina di raid in Somalia che hanno causato tra le 188 e le 276 vittime. Nella lista figurano anche la Libia e, dal secondo mandato di Donald Trump, anche Nigeria, Venezuela e naturalmente Iran.
Oltre ai morti, i conflitti costringono le persone a lasciare le proprie case: tornando al rapporto The Costs of War Project, si stima che 38 milioni di persone siano state rese sfollate a causa delle guerre scoppiate dopo l’11 settembre 2001 in Afghanistan, Iraq, Pakistan, Yemen, Somalia, Filippine, Libia e Siria. Buona parte di queste ha dovuto cercare rifugio all’estero, intraprendendo anche le pericolose rotte dell’emigrazione irregolare.
Infine, Aljazeera analizza l’impatto di tali conflitti sul personale militare degli Stati Uniti. Solo nella ventennale guerra in Afghanistan ben 800mila cittadini americani hanno servito nell’esercito, di cui 2.500 hanno perso la vita e 20mila sono rimasti feriti, mentre in Iraq – stando ai dati del Defense Casualty Analysis System – quasi 3.500 militari statunitensi hanno perso la vita e altri 31mila sono rimasti feriti.
Ancora, il The Costs of War Project stima che il sostegno e le cure ai veterani potrebbe arrivare a costare alle casse del Tesoro americano tra 2,2 e i 2,5 trilioni di dollari entro il 2050.

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