‘Nomadland’, viaggio nella solitudine alla scoperta di se stessi

Il film di Chloe Zhao e Frances McDormand ha vinto il Leone d'oro alla 77. Mostra del Cinema di Venezia
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VENEZIA –  ‘Nomadland’ di Chloe Zhao ha trionfato alla Mostra del Cinema di Venezia, conquistando il Leone d’oro. Regista e attrice non sono potute essere presenti alla cerimonia a causa dell’emergenza Covid e hanno mandato percio’ un messaggio di ringraziamento in cui sono sedute dentro un furgone come quello con cui viaggia la protagonista del film. “Ovviamente non siamo con voi a Venezia, siamo a Pasadina. Grazie per questo Leone d’oro. Grazie per averci permesso di essere in questo strano festival. Ci vediamo lungo la strada”, ha dichiarato Francis McDormand.

I NOMADI D’AMERICA, TRA NATURA E SPIRITUALITA’

“Nella natura possiamo guarire, e nella solitudine possiamo trovare noi stessi. E’ qualcosa di spirituale che ho cercato a lungo”. Cosi’ la regista Chloe Zhao ieri ha presentato il film durante una minipress via zoom alla Mostra del Cinema di Venezia. La pellicola e’ un affresco dello spirito nomade americano, che segue il flusso della manodopera migratoria stagionale. Protagonista del road movie e’ Fern (interpretata da Frances McDormand), una donna di sessant’anni che ha perso suo marito e tutta la sua vita precedente, dopo il collasso economico della citta’ del Nevada rurale in cui viveva. Decide cosi’ di partire e iniziare una vita sul suo furgone (ribattezzato ironicamente ‘a-van-guardia’), fuori dalla societa’ convenzionale. Lungo il suo viaggio scoprira’ una comunita’ e capira’ molto di se stessa. Il film e’ tratto dal libro ‘Nomadland. Un racconto d’inchiesta’ di cui nel 2017 Frances McDormand e il suo partner di produzione Peter Spears avevano opzionato i diritti. Successivamente l’attrice premio Oscar ha deciso di coinvolgere nel progetto Chloe Zhao, attratta dai lavori realizzati precedentemente dalla regista, in cui il tema della frontiera e del viaggio sono ricorrenti.

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“Lavorare con Francis e’ stato come navigare insieme per mesi, a volte il mare e’ agitato, altre volte e’ calmo, ma se riesci ad arrivare alla fine del viaggio il legame diventa fortissimo- ha raccontato Chloe- Francis e’ stata sempre presente ed e’ stata una fortuna perche’ non e’ una cosa che capita cosi’ spesso”. “Eravamo solo 25 a lavorare sul film, io ero la piu’ grande, il piu’ giovane ne aveva 24”, ha spiegato McDormand, via zoom durante la conferenza di presentazione della pellicola. “In cinque mesi abbiamo attraversato sette stati, siamo diventati un biorganismo. Ci siamo mossi rapidamente, in modo improvviso se necessario. Siamo stati nella comunita’ di queste persone che vivono nei camper e io ho cercato di immaginare come mi sarei comportata se fossi stata una di loro”.

I nomadi presenti nella pellicola infatti, ad eccezione di David Strathairn, non sono attori, ma veri nomadi (alcuni dei quali citati anche nel libro da cui e’ tratto il film) che McDormand e Zhao hanno conosciuto prima delle riprese “imparando ad ascoltare le loro storie”, ha raccontato l’attrice. “Non sapevano chi fossi, e sono stata scambiata per una di loro. Tanto che mi e’ stato offerto un lavoro, e li ho pensato: allora sta funzionando”, ha aggiunto. “Loro non capivano perche’ ci interessavano le loro vite. Erano increduli del fatto che volessimo inserirle nel film”, ha dichiarato la regista. In ‘Nomadland‘ Fern attraversa l’Ovest americano, passando dalle Badlands del South Dakota al deserto del Nevada, fino al Pacific Northwest. Un paesaggio roccioso, silenzioso e pungente. “Ho passato 29 anni lontano della natura crescendo in una delle metropoli piu’ grandi del mondo e sono cresciuta senza una religione. E credo che fossi alla ricerca di qualcosa. E quando sono andata in South Dakota qualcosa nella mia vita e’ cambiato. Quando sei in mezzo a una tempesta nella tua macchina nel mezzo del nulla, avvolta dal paesaggio capisci da dove viene Dio. Tutti i tuoi pensieri si allontanano e ti senti parte di qualcosa piu’ grande”, ha dichiarato la regista.

‘Nomadland’ racconta pero’ anche uno spaccato di societa’ la cui condizione e’ fortemente influenzata “dall‘enormi disparita’ economiche presenti nel mondo, ma non e’ un film politico“, ha dichiarato McDormand, che, rispondendo a una domanda dell’agenzia Dire, durante la conferenza stampa di presentazione del film, ha aggiunto “per loro e’ la comunita’ ad essere importante, ogni individuo e’ autosufficiente ma si rincontrano perche’ hanno bisogno di una comunita’. Si potrebbe definire una societa’ socialista, uno per tutti e tutti per uno”.

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11 Settembre 2020
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