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Migranti, dall’Eritrea alla Luiss la nuova vita di Gebremichael

Trentadue anni e originario dell’Eritrea, è uno dei rifugiati che hanno preso parte all'edizione scorsa del progetto University Corridors for Refugees (Unicore)
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ROMA – “Il programma Unicore ha cambiato la mia vita: come potete immaginare, un rifugiato non ha molte opportunità di studiare o fare progetti per l’avvenire. E poi l’Italia è bella ed accogliente, mentre l’università in cui studio, la Luiss, è diventata la mia nuova famiglia”. Bereket Gebremichael Kidanemariam è uno dei rifugiati che hanno preso parte all’edizione scorsa del progetto University Corridors for Refugees (Unicore), organizzato dall’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr).

Trentadue anni e originario dell’Eritrea, Gebremichael è iscritto al secondo anno del corso in Corporate Finance presso l’Università Luiss Guido Carli, uno degli atenei italiani che hanno aderito al progetto. L’agenzia Dire lo ha intervistato nel giorno in cui all’aeroporto Leonardo da Vinci di Roma è atterrato l’aereo con a bordo 20 rifugiati originari di Eritrea, Sudan, Sud Sudan e Repubblica Democratica del Congo destinatari delle borse di studio per l’anno accademico 2020-21. 

Lo studente racconta: “Unicore mi ha dato speranza. Quando ho lasciato l’Eritrea per andare in Etiopia ho iniziato a studiare business. E’ così che è nata la mia passione per la finanza e quando mi è stata data la possibilità di proseguire gli studi in Italia, ho scelto di restare in quel ramo. Una volta laureato il mio sogno è continuare ad acquisire esperienza, sia studiando che lavorando. Se potrò, un giorno tornerò nel mio Paese e magari avvierò una mia attività“. 

Degli insegnanti e dello staff della Luiss, Gebremichael dice: “Ho ricevuto molto supporto, non solo accademico. Basta chiedere e ti viene dato ciò di cui hai bisogno, perciò mi sento ben integrato. Vivo nel campus e con i compagni si è creata una nuova famiglia. In molti provengono da Paesi stranieri e questo aiuta a formare una nuova visione del mondo”. 

Poi c’è Roma: “E’ una città bellissima, mi piace tutto: i monumenti, la storia, la gente, il cibo. Le mie passioni? Lasagne e carbonara!”. Ai giovani che nei Paesi africani si trovano a vivere in situazioni difficili, Gebremichael rivolge un appello: “Non perdete la speranza, lavorate sul vostro futuro. Nessuno dovrebbe essere costretto a lasciare la propria casa, ma a volte è necessario perché le circostanze lo impongono. L’importante è non intraprendere vie pericolose per raggiungere l’Europa”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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