Due olivi positivi alla Xylella in Costa Azzurra, paura in Liguria

La Coldiretti: "Occorre evitare allarmismi e agire con tempestività per verificare il contagio e poi procedere immediatamente all'isolamento"
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ROMA – Occorre evitare allarmismi e agire con tempestività per verificare il contagio e poi procedere immediatamente all’isolamento delle piante infette per attivare tutte le misure necessarie ad evitare l’estendersi della contaminazione. È quanto chiede Coldiretti in riferimento all’individuazione per la prima volta di due olivi positivi alla Xylella fastidiosa in Francia, nel dipartimento Provenza-Alpi-Costa Azzurra, ad Antibe e Mentone, ai confini con la Liguria.

Si tratta di salvaguardare un patrimonio regionale culturale, ambientale ed economico storico con ulivi su oltre 18mila ettari di terreno molti situati sui tipici terrazzamenti, con varietà pregiate uniche al mondo come la taggiasca. Sotto accusa anche in questo caso è il sistema di controllo dell’Unione europea con frontiere colabrodo che hanno lasciato passare materiale vegetale infetto poiché anche il batterio che sta distruggendo gli ulivi pugliesi è stato introdotto con molta probabilità nel Salento dal Costa Rica attraverso le rotte commerciali di Rotterdam. Gli errori, le incertezze e gli scaricabarile che hanno favorito l’avanzare del contagio della Xylella hanno provocato in Puglia secondo la Coldiretti danni per 1,2 miliardi di euro con effetti disastrosi sul piano ambientale, economico ed occupazionale.

Dall’autunno 2013, data in cui è stata accertata su un appezzamento di olivo a Gallipoli, la malattia si è estesa senza che venisse applicata una strategia efficace per fermare il contagio che, dopo aver fatto seccare gli ulivi leccesi, ha intaccato il patrimonio olivicolo di Brindisi e Taranto, arrivando pericolosamente a Monopoli, in provincia di Bari.

La stessa Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha lanciato l’allarme sulla diffusione della Xylella che minaccia la maggior parte del territorio Ue.

“Serve una strategia condivisa tra enti regionali, nazionali e comunitari per fermare la malattia e ridare speranza di futuro ai territori che hanno perso l’intero patrimonio olivicolo e paesaggistico”, rimarca Ettore Prandini nel sottolineare che per effetto dei cambiamenti climatici e della globalizzazione si moltiplica l’arrivo di materiale vegetale infetto e parassiti vari che provocano stragi nelle coltivazioni e per questo serve un cambio di passo nelle misure di prevenzione e di intervento sia a livello comunitario che nazionale anche con l’avvio di una apposita task force.

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