Bielorussia, l’avversaria di Lukashenko fugge dal paese

Dopo le proteste, Svetlana Tikhanovskaya si è rifugiata in Lituania
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ROMA – Dopo l’annuncio della vittoria alle presidenziali di domenica di Aleksandr Lukashenko, in Bielorussia si erano perse le tracce di Svetlana Tikhanovskaya, la sua principale sfidante alle urne. Oggi la portavoce dell’ex candidata, Olga Kovalkova, ha fatto sapere che Tikhanovskaya e’ stata costretta a lasciare il paese e si e’ rifugiata in Lituania.

Lo riporta la testata indipendente Tut.by che aggiunge: “Le autorita’ alla frontiera lituana hanno confermato che Tikhanouskaya ha lasciato il suo Paese e che le pratiche relative all’entrata in Lituanua sono state formalizzate“.

Dopodiche’ il ministro degli Affari esteri lituano, Linus Linkevicius, ha twittato: “Svetlana Tikhanovskaya e’ al sicuro, e’ in Lituania”.

TIKHANOVSKAYA: DIFFICILE ANDAR VIA, ORA STOP PROTESTE

“La decisione di lasciare il Paese e’ stata la piu’ difficile, e l’ho presa autonomamente: non ho permesso ne’ agli amici, ne’ ai famigliari, ne’ ai compagni del mio quartiere generale, ne’ addirittura a Serghei (mio marito!). Ma i figli sono la cosa piu’ importante che abbiamo”. Cosi’ Svetlana Tikhanovskaya in alcuni video condivisi sui social network ha comunicato ai suoi sostenitori la decisione di lasciare la Bielorussia e trasferirsi nella vicina Lituania dove avrebbe portato anche i figli.

“Ringrazio chi mi ha votata. Chiedo pero’ a tutti di non proseguire le proteste” ha detto l’ex candidata leggendo un figlio. Dichiarazioni che seguono allo lo stato di agitazione crescente nel paese: le fonti locali tra cui ‘Tut.by’ riferiscono di nuove proteste la notte scorsa a Minsk e nelle principali citta’ del paese (Gomel, Vitebsk, Grodno, Mogelev, Brest), con feriti e arresti tra i manifestanti e almeno un morto.

I cortei, iniziati intorno alle 19 di ieri, hanno riguardato i quartieri periferici della capitale, mentre i manifestanti hanno bloccato le strade principali con le proprie automobili lanciate a bassa velocita’, per ostacolare l’arrivo dei blindati della polizia. Secondo giornalisti e difensori dei diritti umani con cui l’agenzia Dire e’ in contatto, le forze dell’ordine sono intervenute subito con lacrimogeni, pallottole di gomma, idranti e granate stordenti.

Verso le 23 si e’ saputo della prima vittima: secondo le fonti del ministero degli Interni, un giovane e’ morto perche’ la molotov che stava lanciando in direzione degli agenti gli e’ esplosa in mano.

I feriti poi sarebbero numerosi, anche se non ci sono cifre esatte: sarebbe stato poi gravemente ferito l’autista di un autobus mentre la giornalista Natalia Lubnevskaya del giornale ‘Nasha Niva’ e’ stata ferita a una gamba. Potrebbe essere finito agli arresti invece il caporedattore della stessa testata. Lo riportano i colleghi, allarmati per un sms in cui il responsabile ha scritto “Sos”. Sono stati feriti poi anche Evgeny Oleinik, inviato per la testa Sputnik, che ha denunciato di aver subito un pestaggio, nonche’ Mstislav Chernov dell’Associated Press.

Il presidente Lukashenko aveva denunciato le proteste attribuendole al tentativo di forze straniere di destabilizzare il Paese. In particolare ha puntato il dito contro il Regno Unito e la Polonia. Secondo fonti ufficiali del ministero degli Interni sono stati aperti 21 procedimenti penali per le violenze contro le forze dell’ordine tra la notte dal 9 e del 10 agosto. La notte scorsa invece gli arresti sarebbero stati 2.0000. Molte famiglie, stando alle associazioni dei diritti umani locali, si recano nei posti di polizia per ottenere informazioni sui propri cari. 

ong denunciano che una volta arrestate, le persone “spariscono” perche’ le forze dell’ordine non comunciano dove sono state portate. A volte si conosce la loro sorte solo dopo la conclusione del processo.

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11 Agosto 2020
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