Identificati i migranti in via Cupa, a Roma

Al vaglio la posizione di due persone accompagnate al Commissariato per resistenza a pubblico ufficiale.
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ROMA – Sono iniziate stamattina all’alba le operazioni di identificazione presso la tendopoli di via Cupa autogestita da gruppi di volontari.

L’operazione, disposta con ordinanza di servizio dal questore Nicolò D’Angelo e condivisa in sede di Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, è la quarta di questo genere effettuata nelle ultime settimane. L’obiettivo è quello di mantenere sotto controllo la presenza di migranti in luogo al di fuori del circuito di accoglienza previsto. L

a posizione di ciascuno dei presenti, sarà vagliata dopo il fotosegnalamento e la conseguente identificazione con l’adozione di provvedimenti di inclusione nel sistema di richiedenti asilo, di assistenza nei casi di particolare disagio o di minori, ovvero di espulsione dal territorio nazionale ove ve ne ricorrano i presupposti. All’operazione partecipano anche le strutture deputate all’assistenza del Comune di Roma. Al vaglio la posizione di due persone accompagnate al Commissariato per resistenza a pubblico ufficiale.


IDENTIFICAZIONI AL BAOBAB, ATTIVISTI: NON SONO UNA RISPOSTA

“Questa non è una risposta”. Così il gruppo “Baobab Experience” commenta un video che mostra, dalla sua pagina Facebook, le operazioni di polizia svoltesi stamane nella tendopoli di via Cupa a Roma. Stamane la polizia ha prelevato circa 80 migranti, di cui 15 minori, per identificarli nell’Ufficio Immigrazione di via Patini. Lo dichiara all’Agenzia DIRE Andrea Costa, coordinatore degli attivisti di Baobab, che sottolinea come oggi, diversamente dalle volte precedenti, “non sono intervenuti né la Sala Operativa Sociale del Comune di Roma, né l’Ama. Quest’ultima di solito accompagna le operazioni di polizia perché, essendoci meno gente, è più facile pulire la strada. Il tutto aiuta anche a tranquillizzare gli animi, a fare capire che l’identificazione è un’operazione di routine. Stavolta non c’è stato modo di preparare le persone a quest’intervento che comunque, da quando ci sono atti di terrorismo, è una cosa dovuta”. Tra gli ospiti della tendopoli è stato registrato anche qualche malore causato, sostiene Costa, dall’agitazione: “Ci risulta che i migranti censiti oggi siano già stati identificati più volte. I due ragazzi che hanno opposto resistenza lo hanno fatto perché sono stufi, non ne possono più. Per molti di loro la divisa è sinonimo di violenze subite, anche nei paesi di transito. Hanno bisogno di psicologi, vengono tutti da viaggi durissimi. Hanno paura, non riescono a definire tra i poliziotti libici e quelli italiani. Comunque abbiamo avuto rassicurazioni sul fatto che torneranno tutti a via Cupa nelle prossime ore. Intanto – conclude – abbiamo attivato Save the Children e il nostro team legale a via Patini. E’ necessario che tutti si adoperino per un’accoglienza degna, forze dell’ordine comprese”.

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