VIDEO | Irruzione dei movimenti per la casa nella regione Lazio prima della conferenza di Zingaretti

I rappresentanti dei Movimenti, col megafono, hanno rivendicato “reddito e alloggio per tutti”.
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – Irruzione dei Movimenti per il diritto all’abitare nella sede della Giunta della Regione Lazio a Roma, prima di una conferenza stampa a cui doveva prender parte il presidente Nicola Zingaretti. Una trentina di persone, anche con minori al seguito, si sono introdotti a forza nello stabile di via Cristoforo Colombo, nonostante la presenza degli addetti alla sicurezza, che non sono riusciti a contenerli.

I manifestanti hanno quindi aggredito i cronisti intenti a riprendere la scena con il proprio smartphone, sottraendolo a uno di loro dopo averlo minacciato.

I rappresentanti dei Movimenti, col megafono, hanno rivendicato “reddito e alloggio per tutti”. “Non vogliamo più promesse dalla Regione ma soluzioni”, hanno detto. Al momento i manifestanti si trovano ancora all’interno della sede della Giunta.

LEGGI ANCHE: Roma, occupazioni e sgomberi: l’ultimatum del Prefetto, ma i movimenti sono ‘pronti a difendersi’

MOVIMENTI CASA INCATENATI E POLIZIA, SALE TENSIONE IN REGIONE LAZIO

Polizia con caschi anti sommossa in Regione Lazio e primo piano dello stabile di via Cristoforo Colombo parzialmete evacuato. È alta la tensione nella sede della Giunta dove i Movimenti per il diritto all’abitare hanno fatto irruzione questa mattina prima di una conferenza stampa del presidente Nicola Zingaretti. Alcuni degli occupanti si sono incatenati ai cancelli e altri entrano ed escono dai tornelli ormai senza presidio. I manifestanti chiedono un incontro con il presidente Zingaretti.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

11 Luglio 2019
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»