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Africa, Habtemariam (Diaspora Eritrea): “La pace liberi i giovani”

L'intervista dopo l'annuncio Asmara-Addis Abeba di fine guerra
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ROMA – “La prima speranza e’ che la pace con l’Etiopia porti in dono ai giovani di Asmara la fine del servizio militare indefinito”: cosi’ all’agenzia ‘Dire’ Eyasu Habtemariam, dirigente dell’associazione della diaspora Eritrean Movement for Democracy and Human Right (Emdhr). Al centro del colloquio, via Skype, in collegamento dal Sudafrica, le prospettive della dichiarazione congiunta firmata in settimana dal presidente Isaias Afewerki e dal primo ministro Abiy Ahmed. Nel testo, in riferimento alla fine del conflitto che tra il 1998 e il 2000 ha provocato decine di migliaia di morti e quasi 20 anni di interruzione dei rapporti diplomatici, si promette “una nuova era di pace e amicizia”. All’annuncio della ripresa di collegamenti aerei tra Asmara e Addis Abeba, al via gia’ la prossima settimana, si accompagna l’impegno dei due Paesi a “promuovere una stretta cooperazione politica, economica, sociale e culturale”.
Secondo Habtemariam, “e’ presto per dire se comincia davvero un’era nuova ma gli ultimi sviluppi sono molto positivi, perche’ tutti vogliamo la pace”. L’ assunto e’ che in questi anni “eritrei ed etiopici hanno sofferto molto”. Rispetto all’intesa che prevede il rispetto di una decisione internazionale per la sovranita’ eritrea sulla localita’ frontaliera di Badme, Habtemariam si dice certo che “beneficera’” entrambi i Paesi. L’accordo, d’altra parte, potrebbe avere implicazioni particolari ad Asmara. “Negli ultimi anni il governo eritreo ha mantenuto una leva di fatto indefinita nonostante alla frontiera non apparissero minacce” sottolinea il dirigente di Emdhr. “La speranza e’ che ora si possa tornare al sistema in vigore dopo l’indipendenza dall’Etiopia, nel 1994, quando il servizio militare comprensivo dell’addestramento non durava piu’ di un anno e mezzo”. In gioco c’e’ anche l’entita’ dei flussi di emigrazione, secondo Habtemariam: “I giovani sono costretti a restare nell’esercito anche piu’ di dieci anni e lasciano l’Eritrea anche per questo”.

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