sabato 18 Luglio 2026

“Grazie a Bologna e alla sua diocesi”: a 50 anni dal terremoto Resia riabbraccia i volontari

Nel 1976, il paesino di Resia fu colpito da un violento terremoto che mise a dura prova il comune montano: da Bologna arrivarono tanti giovani volontari che aiutarono la ricostruzione

(Foto di copertina dal sito chiesadibologna.it)

TRIESTE – “Una grande gratitudine perché è stato un momento importante e significativo: queste casette, la presenza fisica dei volontari nella fase emergenziale, quindi l’aiuto concreto nel recuperare gli effetti personali dentro le case terremotate delle persone. I volontari di Bologna hanno capito, soprattutto dopo la scossa di settembre, che non tutti gli anziani avrebbero rivisto la casa in muratura ricostruita. Da qui l’idea di spendersi per delle casette, che erano qualcosa di più dei prefabbricati normali: hanno permesso alle famiglie di avere una fiducia, una speranza maggiore soprattutto verso le persone più fragili. Tant’è cheancora oggi c’è chi le ha tenute, sono ancora utilizzate”. Così la sindaca di Resia (Udine) Anna Micelli, parlando con la ‘Dire’, ripercorre le vicende che legano il piccolo comune della montagna e la sua comunità di tradizione slovena-friulana, a Bologna, dalla cui diocesi partirono i volontari in soccorso ai terremotati del 1976. Il gemellaggio Bologna-Resia si rinnoverà sabato con la visita dei volontari alla comunità valligiana, e domenica 14 giugno con la Santa Messa nella Pieve di Santa Maria Assunta di Prato a Resia, celebrata dal cardinale Matteo Maria Zuppi.

“Il fatto che questi volontari e la diocesi si siano impegnati per realizzare queste casette, per dare una stabilità abitativa a circa 45 famiglie, è ancora oggi sentito come un grande dono e una grande disponibilità nei confronti della popolazione di Resia”, continua Micelli.
“È anche stata realizzata nella frazione Lischiazze una chiesetta, che ancora oggi è un punto importante per la vita religiosa. È stato costruito un centro comunitario, Auxilia, giù a San Giorgio che è servito alle persone di questa frazione per avere un luogo dove celebrare la messa, ma anche ritrovarsi”.
“Il centro è stato mantenuto nel tempo- sottolinea la sindaca-, è diventato sede di laboratori, di donne che lavoravano con la tessitura, poi centro per anziani, e ultimamente è stato acquistato da un’imprenditrice proprio dell’Emilia Romagna, e trasformato in struttura di accoglienza turistica, casa-vacanza. Quindi si è evoluto con la comunità, ha cambiato destinazioni d’uso, ma quel legame d’affetto e di solidarietà è rimasto”.

La battaglia che oggi il Comune di Resia combatte è sempre contro gli elementi, spiega ancora la sindaca. I tanti piccoli terremoti sono quasi la normalità, mentre frane e incendi negli ultimi anni hanno più volte minacciato di isolare la valle. Ma oggi la minaccia più grave è lo spopolamento.
“Durante il sisma del 1976 la comunità ha reagito e si è riscattata, anche perché i nostri nonni e genitori erano numerosi- osserva Micelli-: oggi la popolazione di Resia è di 930 persone su 119 chilometri quadrati e in sette frazioni, più i borghi. Non posso dimenticare che negli ultimi 3 anni tutti noi che abbiamo deciso di restare qui, ci siamo dovuti subire una viabilità limitante, come nei primi periodi post incendio 2022 con un semaforo fisso per senso di marcia che aveva una taratura di 13 minuti: pensiamo alla persona che lavora fuori dalla valle”.
In generale vivere in montagna è faticoso, continua, “e quando mancano le persone, mancano anche i servizi. Noi abbiamo lavorato tanto per trovare il medico di base: senza un medico di base viene meno la tenuta di una comunità”.
“Una famiglia può decidere di investire sulla qualità della vita- osserva Micelli- perché c’è un ambiente naturale stupendo e anche una comunità che vive ancora le dinamiche di una grande famiglia, però dall’altra parte ha bisogno di un sostegno, almeno per equilibrare costi e benefici. Non è che i nostri avi l’avessero così semplice, ma sicuramente erano molti di più”.

La resistenza della montagna è legata quindi alla permanenza delle persone a viverci, aprire attività economiche, soprattutto quelle turistiche visto il patrimonio naturale e la vicinanza del polo sciistico transfrontaliero Sella Nevea-Kanin (Slovenia), sul versante opposto del Monte Canin. Sarà anche questo il tema degli incontri con i volontari e i fedeli emiliani.
Abbiamo tantissime opportunità e possibilità, perché viviamo comunque tempi di cambiamento- commenta Micelli- non così scontati rispetto a diversi anni fa. Possiamo migliorare i servizi, abbiamo aperto il nido familiare con un aiuto di un imprenditore che in pieno Covid ha aperto uno stabilimento dove adesso ci lavorano 14 persone. Vogliamo dare messaggi che si può vivere, che si può lavorare in montagna, si può star bene. Ricordare il terremoto è importante perché quella memoria va custodita: per noi è stato una profondissima spaccatura, se prima avevamo una comunità basata su agricoltura e allevamento, oggi le aziende agricole le contiamo sulle dita di una mano. Dobbiamo guardare avanti con gratitudine e far fruttare l’aiuto ricevuto”.
“Avremo modo in questi giorni di rincontrare le persone che sono arrivate giovanissime- ragazze e ragazzi 15enni che 50 anni fa hanno aiutato la nostra comunità-, e lì proveremo a capire insieme come si può continuare, sostenendo la scuola, i progetti per gli anziani e tante diverse iniziative che abbiamo e che vogliamo portare avanti”, conclude la sindaca di Resia.

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