Sanità, Bonaccini: “Dopo Covid cure in casa e piccoli ospedali”

Il governatore tratteggia la sanità dei prossimi anni in regione: tre nuovi grandi ospedali, ma anche investimenti per quelli piccoli e per l'assistenza domiciliare
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BOLOGNA – Nella sanità del futuro “la centralità deve essere pubblica e la differenza la fa una sanità di territorio, non solo ospedaliera”. In particolare il governatore dell’Emilia-Romagna pensa ad un sistema fondato anche sui piccoli ospedali, le case della salute e sulla assistenza domiciliare dei pazienti, “investimenti sulla cura a casa loro”. Intervenuto questa mattina insieme al commissario Ue Paolo Gentiloni durante “Research to business”, il salone internazionale per le nuove tecnologie di Bologna, Bonaccini ha tratteggiato la sanità dei prossimi anni in regione.

Il governatore rivendica la prevista costruzione di tre nuovi ospedali, Piacenza, Cesena e Carpi, un primo modo per voltare pagina rispetto al passato dopo l’emergenza covid. “Qui non abbiamo chiuso nessun ospedale in questi ultimi anni, anzi li abbiamo potenziati”, afferma Bonaccini. “Ma bisogna investire su ospedali anche piccoli nei territori dove sono presenti, che abbiano servizi e specialità. Poi però bisogna investire sul territorio”.

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In Emilia-Romagna “abbiamo anche oltre cento case della salute, presidi che ci chiedono i sindaci sia di sinistra che di destra, sia 5 stelle sia civici. Poi bisogna potenziare l’assistenza domiciliare, arrivando al 10%“.

Bonaccini conta molto sui fondi che potrebbero arrivare dall’Europa. “Se tutto andrà come ci auguriamo, se gli Stati non cambieranno in maniera profonda la proposta della commissione- dice Bonaccini alludendo al Recovery Fund- l’Italia potrebbe avere prossimamente una quantità di fondi mai vista del Dopoguerra. Peraltro giusti e meritati, per quanto abbiamo dato all’Europa e per quanto ha patito il paese, il primo dell’occidente ad essere investito dalla pandemia”.

“Credo che il sistema sanitario- prosegue ancora il presidente regionale- complessivamente abbia retto. E’ emerso come si debba sempre di più investire sulla sanità pubblica, e io confermo che al di là del meccanismo se dall’Europa dovessero arrivare oltre 30 miliardi di euro per la sanità pubblica italiana io quei soldi li vorrei avere ieri e non dopodomani”. Il Mes, o comunque lo si chiami, “ci permetterebbe investimenti straordinari e importantissimi”.

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11 Giugno 2020
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