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Eritrea, 100 scrittori africani ad Afewerki: “Liberi i prigionieri”

Più di cento tra scrittori, intellettuali e attivisti dell'Africa hanno scritto una lettera al presidente Afewerki. Tra loro il premio Nobel alla letteratura Wole Soyinka

Pubblicato:11-06-2019 13:15
Ultimo aggiornamento:17-12-2020 15:23

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ROMA – Una lettera aperta al presidente Isaias Afewerki con l’appello a “riportare l’Eritrea nel suo giusto posto nella famiglia delle nazioni d’Africa” e a “rilasciare giornalisti e prigionieri politici” è stata pubblicata da oltre cento tra scrittori, intellettuali e attivisti del continente. Nel testo, rilanciato da alcune delle principali testate subsahariane, si evidenzia che l’Eritrea è descritta spesso come “una delle società più chiuse” d’Africa.

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A firmare l’appello tra gli altri il nigeriano Wole Soyinka, primo premio Nobel della letteratura africano, lo scrittore etiopico-americano Maaza Mengiste e l’attivista anti-corruzione keniano John Githongo. Nella lettera si cita il nodo delle migrazioni. “Siamo rattristati – scrivono i firmatari – dalle sofferenze delle tante migliaia di africani, anche eritrei, che si sentono costretti a lasciare la loro patria in cerca di una vita migliore per se stessi e per le loro famiglie”. Scrittori, intellettuali e attivisti sottolineano di voler inviare una delegazione ad Asmara per parlare con il presidente ma anche con i cittadini comuni, “compresi giornalisti, scrittori e altre persone oggi imprigionate”.


Formazione marxista, già militante del Fronte per la liberazione dell’Eritrea, Afewerki è stato protagonista dell’indipendenza dall’Etiopia conquistata nel 1991 e sancita dalla sua elezione alla guida dello Stato nel 1993. Una fase differente, con accuse di militarizzazione della società e di negazione di libertà civili, si è accentuata dopo il conflitto con l’Etiopia combattuto tra il 1998 e il 2000. Tensioni, queste con Addis Abeba, che un’intesa di riconciliazione siglata lo scorso anno avrebbe però contribuito a ridurre. “Questo accordo – annotano al riguardo gli scrittori – è uno sviluppo molto apprezzato da tutti gli africani di buona volontà”.

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