ROMA – Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, nel pomeriggio è stato per circa un’ora a palazzo Chigi. Nella sede dell’esecutivo è presente, sempre dal primo pomeriggio, la premier Giorgia Meloni.
Non è stato solo un rimpasto tecnico, ma uno scontro politico che scuote le fondamenta di via del Collegio Romano e fa tremare i vertici di Fratelli d’Italia. La decisione del Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, di licenziare due figure chiave del suo staff — Emanuele Merlino e Elena Proietti — ha aperto una ferita profonda nel partito di maggioranza, portando molti a chiedersi se il Ministro non stia cercando lo scontro frontale con Palazzo Chigi.
La reazione ai piani alti di FdI è stata immediata e affidata alla concitazione delle chat interne. Appena letta la notizia, il tenore dei messaggi tra i colonnelli del partito era di incredulità e rabbia:
“SI VUOL FAR CACCIARE?”: LA RABBIA DI VIA DELLA SCROFA
“Ma davvero lo ha fatto? Si vuole far cacciare? Ormai ha troppi nemici.”
L’allontanamento di Merlino, responsabile della segreteria tecnica, e di Proietti, a capo della segreteria personale, non è un semplice avvicendamento. Si tratta di due profili considerati “di area”: Merlino è storicamente vicinissimo al sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, mentre Proietti è legata da un rapporto di lunga data a Arianna Meloni.
IL NODO FAZZOLARI E IL PESO DI MERLINO
Il licenziamento di Emanuele Merlino rappresenta l’attacco più diretto alla struttura di comando di Fratelli d’Italia. Merlino non è solo un dirigente, ma l’uomo di fiducia di Fazzolari in un Ministero considerato cruciale.
L’ira ai vertici del partito nasce dalla percezione che Giuli stia smantellando la squadra costruita dal suo predecessore, Gennaro Sangiuliano, per marcare una discontinuità che molti considerano “eccessiva” o dettata dalla necessità di sminuire l’influenza del sottosegretario Fazzolari sulla gestione del dicastero.
IL DOCUFILM SU REGENI: LA SCINTILLA
A far precipitare la situazione sarebbe stata la gestione del finanziamento al documentario su Giulio Regeni, Tutto il male del mondo. Il film era stato escluso dai contributi selettivi, scatenando una polemica che ha investito direttamente il Ministro.
Giuli ha accusato i suoi collaboratori di non averlo informato correttamente sulla mancata assegnazione dei fondi, una versione che però viene contestata internamente. Nonostante il Ministro abbia negato censure ufficiali, dichiarando che “il Mic non può intervenire senza violare il principio di terzietà”, la scelta di “tagliare le teste” dei suoi collaboratori è stata letta come un tentativo di scaricare le responsabilità su Fazzolari e i suoi fedelissimi.
DELUSIONE E ISOLAMENTO: IL FUTURO DI GIULI
Ad oggi, Giuli appare sempre più isolato. La domanda che circola tra i parlamentari è se Giuli riuscirà a resistere a una maggioranza che ormai lo vede come un “corpo estraneo” intenzionato a sfidare le gerarchie interne del partito.
GIULI MINISTRO DELL’ARROGANZA INCAPACE, A CASA
“Nuova puntata del caso Giuli, il ministro dell’arroganza incapace, un cavallo scosso nel palio più inutile della storia. Qui il link alla mia richiesta di dimissioni dopo che lui ha licenziato il suo intero staff. Chi ricorda la strafottenza con cui Giuli iniziò il suo mandato ministeriale non rimarrà certo sorpreso vedendo la fine ingloriosa che il ministero sta facendo. E dire che la cultura in Italia potrebbe essere la vera marcia in più del Paese, ma finché hai gente come Giuli a gestirla dove vuoi andare?”. Lo scrive il leader Iv Matteo Renzi nella Enews.




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