ROMA – Darren Cahill voleva smettere. Ma come fai a dire no a Jannik Sinner. E quindi è ancora lì, l’altra faccia di Simone Vagnozzi, nell’angolo del più forte giocatore di tennis del mondo. Che spiega alla Gazzetta dello Sport che Sinner non è come appare in campo. E’ che quello è il suo vero segreto.
“Ha una grande consapevolezza di sé. Sa quale sia il suo posto nel panorama del tennis e nella vita: nel tennis è importante, nella vita di tutti i giorni non così tanto. Ed è normale così, perché lui pratica uno sport e fa qualcosa che ama, ma ci sono cose più importanti nella vita che colpire una pallina da tennis. E lo sa bene, per questo riesce a essere umile e tenere i piedi per terra. Penso che questo derivi in gran parte dall’educazione ricevuta dai suoi genitori”.
E poi “è estremamente curioso. Quando si trova in un gruppo di persone, tutti vogliono sapere qualcosa da lui, ma alla fine trova il modo di ribaltare la situazione e tempestarli di domande, che si tratti di sport o di vita, di come gestire la pressione, delle fidanzate o di qualsiasi altra cosa. Vuole imparare dalle persone che hanno vissuto esperienze che probabilmente lui vivrà in futuro. Vuole essere pronto in anticipo”.
“C’è una parte di lui che ama il pericolo e che non si vede molto in campo, perché quando è in partita ha questo computer interno che lavora continuamente e c’è una certa sicurezza nel modo in cui gioca. Calcola le probabilità di vincere il punto scegliendo un certo colpo con meno rischio, ed è la caratteristica di un giocatore vincente. Nella vita invece non è proprio così. Ama le corse automobilistiche, la velocità. Ama l’adrenalina. Ma queste due anime si uniscono in un solo giocatore, incredibilmente professionale: allenamento, alimentazione, riposo, cerca di entrare in campo ogni volta con l’obiettivo di crescere e migliorare. Per questo è un campione”.
“Ha un talento speciale che possiede e che noi allenatori non possiamo insegnare. È una spinta interiore che lo porta a voler imparare da ogni situazione. Jannik non impara solo dalle sconfitte, ma anche tanto dalle vittorie, perché è fondamentale ‘andare a scuola’ in ogni partita di tennis. Che vinca o perda, guarda tutto attraverso la stessa lente: ‘Come posso migliorare oggi?’. È la sua forza”.




Aggiungi Dire.it alle tue fonti preferite su Google

