La mamma coraggio Massaro: “Appello a Valente, inviare ispettori al Tribunale dei minorenni di Roma”

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Le parole di Laura Massaro all'agenzia Dire a pochi giorni dal "rischio di collocamento del proprio figlio di 11 anni in casa famiglia"
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ROMA – “Ho fatto appello alla senatrice Valeria Valente, presidente della Commissione d’inchiesta sul femminicidio che ha in carico la nostra vicenda processuale, l’ho supplicata di mandare al più presto gli ispettori al Tribunale per i minorenni di Roma. Chiedo che sequestrino il fascicolo alla presenza dei difensori delle parti perché almeno al Tribunale per i minorenni di Roma non c’è processo telematico, è tutto cartaceo e chi garantirebbe la completezza della documentazione?”. È un accorato appello quello che la ‘mamma coraggio’ Laura Massaro lancia ai microfoni dell’agenzia Dire a pochi giorni dal “rischio di collocamento del proprio figlio di 11 anni in casa famiglia”.

La donna nel corso degli “otto anni di procedimento giudiziario” è stata accusata di essere “alienante” e per questo si era arrivati “ad un decreto di allontanamento del minore” che la Corte d’Appello di Roma aveva revocato.

“Questa è una vendetta nei miei confronti- ha detto Massaro- perché ho osato denunciare il sistema. Persino le madri figlicide conservano la loro responsabilità genitoriale, io vengo trattata peggio di loro. In questo Tribunale hanno sposato un’ideologia che prevede la cancellazione della figura materna”.

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“Nell’ultima udienza del 5 maggio al Tribunale per i minorenni di Roma- ha spiegato Massaro- il Procuratore minorile ha richiesto infatti la decadenza dalla responsabilità genitoriale per me, il collocamento del bambino in una casa famiglia e il ripristino della responsabilità genitoriale per il padre, che- ha ricordato- aveva incontri protetti con il figlio, che sono stati ridotti fino a che gli assistenti sociali non ne hanno richiesto la sospensione. Con la CTU del 2018 c’è stato il ‘ribaltone’ di questa vicenda- ha sottolineato- e si è arrivati al decreto di allontanamento che uscì nell’ottobre 2019 e che è stato revocato con sentenza della Corte d’appello”.

È stata la Corte d’Appello a scrivere, come ha dichiarato la donna, che “essere allontanato con la reclusione presso una casa famiglia o presso il padre non risponde al supremo interesse del minore e ad oggi ci ritroviamo in totale ignoranza di questa sentenza. Fin dalla prima udienza, solo due mesi dopo questa sentenza, il Pm e il padre avevano già richiesto l’allontanamento e la casa famiglia. Ora c’è una terza CTU– ha spiegato- che non doveva essere valutativa e ha fatto una relazione che invece lo è. Ha relazionato su di me senza parlare con me. Per questo mio rifiuto a questa mediazione familiare imposta, come da dettami del DDL Pillon che sono costantemente applicati nei tribunali sotto mentite spoglie, mi sono appellata alla Convenzione d’Istanbul anche perché sono seguita da un centro antiviolenza”.

“Mio figlio alla fine di questa settimana, entro venerdì presenteremo le memorie, potrebbe essere seduta stante condotto in casa famiglia. Chiede che ci sia una persona fuori la scuola tutto il giorno per sentirsi più sicuro. Ha parlato con tutti, ha chiesto aiuto a tutti, anche al curatore che dovrebbe essere il suo avvocato. Ha 11 anni e sono 8 che veniamo vivisezionati. Non ce la farà questa volta, chi si assume la responsabilità di quello che gli accadrà- ha detto infine sua madre- Io chiedo che sia fatta giustizia per un bambino”.

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