La storia di Marilena: “Con Onco Hair ho recuperato la femminilità”

capelli donna
La protesi tricologica aiuta a non essere identificate con la malattia
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ROMA – Protesi tricologiche CNC donate a donne che stanno affrontando la chemioterapia per sconfiggere il tumore al seno. È il progetto ‘Onco Hair’, un’iniziativa nata per supportare le donne nella battaglia contro il carcinoma alla mammella e sostenuta dall’Associazione per il Policlinico Onlus, la Fondazione Cariplo e CRLAB. A spiegare all’agenzia di stampa Dire qual è l’effetto benefico nell’indossare la protesi su tutte la riconquista della femminilità è proprio una delle pazienti arruolata all’interno di questo meritevole progetto, la signora Marilena Messori.

Come incide la malattia sulla percezione e quindi sul rapporto con il proprio corpo?
“Secondo la mia esperienza il tumore al seno mina profondamente la femminilità e tutto ciò che rappresenta l’organo colpito. Quando si ha il tumore la percezione del proprio corpo è diversa perché sai che successivamente potrebbe essere necessaria una ‘mutilazione’ anche se poi segue la ‘ricostruzione’. Ma il punto è proprio quello che il seno rappresenta, è il simbolo per eccellenza della femminilità che in questo caso con la malattia viene molto minata”.

Cosa ha rappresento per lei la perdita dei capelli e quindi il fatto di poter montare la protesi CRLAB ha costituito un sollievo in questo senso?
La perdita dei capelli per una donna affetta da tumore è come ‘la campanella per il lebbroso’ nel senso che questo aspetto ti identifica con la malattia. Per alcune donne il problema può non sussistere, al contrario per me la possibilità di ‘montare’ una protesi CRLAB ha cambiato davvero tutto. Grazie a questa protesi è possibile svolgere una vita quanto più possibile nella normalità: interagire con le persone senza che alla vista ti chiedano della malattia e al massimo ti fanno i complimenti per il nuovo look. Insomma non sei più identificata con il cancro perché la perdita dei capelli almeno per me è il marchio della malattia. Insomma in questo modo è possibile riprendersi la propria femminilità”.

Ci spiega come praticamente le è stata applicata la protesi e che cosa comporta l’indossarla? È davvero come avere i propri capelli?
“Mi è stato fatto il calco del cranio prima in resina e poi in gesso in modo che la protesi sia al massimo personalizzata per essere il più aderente possibile. Ho eseguito un test sulle allergie dermatologiche in quando è necessario usare dei collanti chirurgici e l’equipe del centro vuole essere sicura che il paziente non abbia problemi con nessuna sostanza. Dopo circa un mese mi hanno montato la protesi. È agevole, leggera, composta da capelli naturali ed è possibile andare al mare, in piscina e dormirci …In pratica non ti accorgi di averla. Il centro di riferimento e lo staff sono molto professionali. Ogni tre settimane mi reco lì perché è necessario rimuoverla per sanificare la protesi e successivamente viene rimontata e poi si procede con la piega. Ci si sente molto coccolati”.

A tutte quelle donne che ci stanno ascoltando e che stanno combattendo come lei una battaglia importantissima cosa si sente di dire?
“Bisogna avere molta forza soprattutto a livello psicologico. Non bisogna abbattersi ed è importante cercare di condurre una vita quanto più possibile normale anche attiva nel sociale. Uscire e avere contatti con le persone, magari andare a lavorare perché più si conduce la ‘solita’ vita più si ha la forza di andare avanti e combattere”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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