Tg Ambiente, edizione dell’11 maggio 2021

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COMMISSIONE MINISTERO, SI’ AL PONTE SULLO STRETTO

Ci sono “profonde motivazioni” per realizzare un sistema di attraversamento stabile dello stretto di Messina, il famoso Ponte sullo Stretto di Messina, insomma, anche con il previsto potenziamento e riqualificazione dei collegamenti marittimi tra Calabria e Sicilia, che resta comunque necessario visti i tempi per la realizzazione dell’infrastruttura. Lo stabilisce l’attesa relazione finale della Commissione tecnica istituita al ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili. Bocciate le ipotesi di tunnel, la Commissione indica come preferibile una soluzione a più campate rispetto a quella a campata unica, il progetto del 2011 insomma. Gli effetti dell’opera, che sarebbe preferibile fosse finanziata interamente con fondi pubblici, sarebbero positivi in generale per il trasporto di merci e persone e per lo sviluppo di Reggio Calabria e Messina. Attenzione però ai rischi sismici e ambientali, avverte la Commissione, che invita a uno studio finale di fattibilità e a sottoporre a dibattito pubblico il progetto definitivo.

CAVE IN 20% COMUNI, MOLTE ABBANDONATE, SI INCASSA POCO

Sono 4.168 le cave autorizzate in Italia e 14.141 quelle dismesse o abbandonate, un numero in aumento. I canoni per lo sfruttamento di quelle attive sono “irrisori” e la normativa di riferimento è “inadeguata” e risale al 1927. Lo denuncia il ‘Rapporto Cave 2021’ di Legambiente. Un Comune italiano su 5 ha una o più cave sul proprio territorio e ogni anno si estraggono 29,2 milioni di metri cubi di sabbia e ghiaia per le costruzioni, 26,8 milioni di metri cubi di calcare e oltre 6,2 milioni di metri cubi di pietre ornamentali. Le entrate degli enti pubblici sono però estremamente basse in confronto ai guadagni del settore. Legambiente stima in almeno 333 milioni di euro ogni anno le mancate entrate per canoni inadeguati, tra inerti e materiali di pregio. Con un canone pari al 20% dei prezzi di vendita, come avviene in Gran Bretagna, si sarebbero potuti generare quasi 4 miliardi di euro di entrate negli ultimi 10 anni per le casse pubbliche. Inoltre, secondo la normativa Ue l’apertura di nuove cave deve essere condizionata alla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, ma in Italia l’obbligo vale solo per cave con superficie maggiore di 20 ettari, per cui la norma è il più delle volte aggirata.

IEA: BOOM RINNOVABILI MA OCCHIO ALLE MATERIE PRIME

Nel 2020 le rinnovabili elettriche, come eolico e solare, sono cresciute al ritmo più veloce mai registrato dall’inizio degli anni 2000 e sono destinate ad espandersi nei prossimi anni a un ritmo molto più rapido rispetto a quello toccato prima della pandemia. Così l’Agenzia internazionale dell’energia. Secondo l’analisi di mercato dell’agenzia la capacità elettrica rinnovabile aggiunta nel 2020 è aumentata del 45% toccando i 280 GigaWatt, il più grande aumento anno su anno dal 1999 che è destinato a diventare la ‘nuova normalità’, con livelli simili anche nel 2021 e 2022. Attenzione, però, segnala ancora l’Agenzia, la crescita di tecnologie pulite come rinnovabili e mobilità elettrica porta con sé un’impennata della domanda di minerali, alluminio e terre rare, per non parlare del rame, indispensabile a tutto il settore elettrico. La stima nei prossimi 20 anni è di una richiesta fino a oltre il 40% superiore per il rame e le terre rare, del 60-70% per il nichel e il cobalto e di quasi il 90% per litio. Se non si agirà ora, conclude l’Agenzia, il rischio è una penuria sul mercato che finirebbe per compromettere il raggiungimento dei target climatici globali.

ALLARME LEONI, STANNO SCOMPARENDO, DA WWF CAMPAGNA

In Africa il leone sta scomparendo ad un ritmo impressionante: oggi sopravvive solo nel 10% del suo areale storico e in 100 anni la popolazione è passata da 200.000 a meno di 20.000 individui, con un crollo pari al 90%. Il declino, causato soprattutto dal degrado degli habitat naturali, da bracconaggio e commercio illegale, è accelerato negli ultimi anni con un calo del 43% tra il 1993 e il 2014. Le aree protette non bastano a salvare il leone: solo il 56% dell’areale della specie è concentrato nei parchi africani. I leoni hanno bisogno di territori vasti con popolazioni di prede stabili, condizioni particolarmente difficili in un continente che vede una rapida crescita della popolazione umana. In assenza di interventi e misure di mitigazione, la vicinanza uomo leone significa aumento dei conflitti, aggravati anche dagli effetti del cambiamento climatico. Per questo il WWF lancia il progetto ‘SOS Leone’, che contribuisce a un programma globale per salvare i grandi felini del pianeta, con l’obiettivo di raddoppiare entro il 2050 il numero dei leoni che vivono in natura, invertendo una tendenza che rischia di portare ad una loro rapida e inesorabile scomparsa. Fino al 23 maggio si potranno effettuare donazioni al 45585 con SMS o chiamata da rete fissa.

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