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L’appello dei vescovi delle Filippine al neo presidente Duterte: “Serva i deboli”

ROMA-  "Alzatevi, andiamo!": si apre con questo versetto tratto
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filippineROMA-  “Alzatevi, andiamo!”: si apre con questo versetto tratto dal Vangelo di Matteo la dichiarazione che la Conferenza episcopale delle Filippine ha rilasciato dopo le elezioni presidenziali che hanno visto lunedi’ la vittoria di Rodrigo Duterte, gia’ sindaco di Davao City noto per il pugno duro contro criminalità e corruzione. Ribadendo che non intendono “interferire in politica”, ne’ “aspirare” ad alcun incarico, riferisce Radio Vaticana, i presuli sottolineano tuttavia che, in quanto discepoli di Cristo, non possono non ricordare ai cattolici “quale tipo di fedelta’, in tutte le cose, inclusa la vita politica, Egli richieda”. A coloro che sono stati votati, i vescovi filippini assicurano quindi la loro preghiera “principalmente per la saggezza, affinche’ possano discernere la volonta’ di Dio per il popolo ed abbiano il coraggio di fare cio’ che Egli indica”.

“Il merito della vostra vittoria elettorale- continuano i presuli- non va ne’ alla fama, ne’ alla popolarita’, bensi’ a Dio che vi ha chiamati al servizio e alla cura dei piu’ deboli e piu’ disagiati” nella societa’. In particolare, la Chiesa di Manila richiama l’attenzione su donne e bambini, la cui cura “non puo’ essere rinviata”, perche’ si trovano “in situazioni di sfruttamento”. Centrale anche il focus sui popoli indigeni “emarginati” e su una crescita economica che non ha ancora raggiunto valori significativi “per i filippini che vivono al di fuori delle aree urbane”. Agli sconfitti dal voto, invece, i vescovi ricordano che, “in quanto persone e figli di Dio”, essi sono “molto di più dell’incarico” al quale aspiravano. Invece di scoraggiarsi, allora, essi dovrebbero sfidare se stessi per comprendere “i tanti altri modi” esistenti “per contribuire alla costruzione del Regno di Dio”. Dal suo canto, la Chiesa promette “una collaborazione vigile” con il governo. Solleticando quindi i fedeli “a lavorare con l’esecutivo per il bene di tutti”, la Conferenza episcopale filippina promette di continuare ad “essere vigilante” in modo da “insegnare, profetizzare, ammonire e correggere”, perché questa, concludono i vescovi, e’ “la nostra vocazione”.

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