Pillon condannato per diffamazione: offese l’Arcigay di Perugia

I fatti risalgono a quando Pillon ancora non era parlamentare: dovrà pagare una provvisionale di 30.000 euro all'associazione Omphalos, aderente ad Arcigay,
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ROMA – Il senatore Simone Pillon, primo firmatario del ddl per riformare l’affido condiviso, è stato condannato oggi pomeriggio per diffamazione dal Tribunale di Perugia. Il giudice l’ha ritenuto colpevole di aver diffamato l’associazione Omphalos, aderente ad Arcigay, e il responsabile del gruppo giovani  Michele Mommi.

Pillon aveva parlato male di loro, in pubblico, commentando una campagna di sensibilizzazione contro l’omofobia che stavano portando avanti nelle scuole: li aveva definiti sostanzialmente come di ‘un gruppo di adescatori di ragazzi‘.  Aveva infatti detto che gli interventi informativi contro l’omofobia fossero in realtà degli inviti ad avere rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso e additato le attività dell’associazione come istigazione all’omosessualità. E non solo: aveva anche accusato l’associazione di distribuire materiale pornografico nelle scuole.

Per Pillon è arrivata una multa da 1.500 euro. La pena è stata sospesa a fronte del pagamento immediato di una provvisionale di 30.000 euro. (20.000 per l’associazione e 10.000 per Mommi) che Pillon dovrà versare a Omphalos. Il risarcimento del danno (la richiesta è di 200.000 euro) sarà stabilito in sede civile.

“Riteniamo positiva la sentenza che ha condannato il senatore Pillon della Lega, per aver diffamato l’Arcigay di Perugia- afferma Fabrizio Marrazzo, portavoce Gay Center- i nostri auguri ai volontari e militanti che hanno vinto la causa”.

Poi Marrazzo aggiunge: “Speriamo che questa sentenza inizi a far capire anche alla politica che i diritti delle persone lesbiche è gay non possono essere calpestati. Resta sempre importante l’approvazione di una legge contro l’omofobia, perchè questa causa è stata possibile vincerla in quanto il Senatore ha fatto delle diffamazioni specifiche, altrimenti, come in molti altri casi sarebbe rimasto impunito”.

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11 Aprile 2019
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