FOTO | Sonny dall’India al cinema, e ora apre scuola di ballo

Protagonista del film "Il vegetariano" e immigrato in Italia dall'India 20 anni fa, adesso ha un nuovo sogno nel cassetto: aprire una scuola di danza e portare il bhangra, tipico ballo indiano, nelle discoteche e perchè no nelle palestre
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BOLOGNA – Da attore ‘improvvisato’ a coreografo: per Sukhpal Singh, detto Sonny, essere il protagonista de “Il vegetariano”, film che racconta la storia delle comunità indiane nelle campagne emiliane, ha significato molto di più. Nato in India, Sonny è arrivato in Italia a 14 anni insieme alla sua famiglia dove ha iniziato a lavorare in una conceria, in provincia di Vicenza.

Trascorsi tre anni a sistemare pelli, e altri dieci sempre in un’azienda nel vicentino, Sonny si è trasferito a Bologna. Un posto come operaio alla Lamborghini, una fidanzata, ma questo non è bastato per evitare di “finire in una cattiva strada che mi ha portato a bere molto”, al punto di perdere sia il lavoro che l’amore.

Finchè un giorno, scorrendo le pagine su Facebook “ho risposto ad un annuncio di lavoro in cui si cercavano indiani per recitare in un film“, racconta Sonny, che non aveva esperienza come attore. Una serie di provini “e alla fine mi hanno scelto, è stato quel famoso treno che arriva a ti cambia la vita“. Si tratta de “Il vegetariano”, pellicola girata da Roberto San Pietro, prodotta e distribuita da ‘apapaja‘ e realizzata con il sostegno del ministero per i Beni culturali, Rai Cinema, Emilia-Romagna Film commission.

 


Girato ‘tra il Gange e il Po’ e liberamente ispirato a una storia vera, “Il vegetariano” è la storia di Krishna, giovane immigrato indiano figlio di un brahmino che vive nella campagna emiliana e fa il mungitore. Quando una mucca sembra destinata al macello, Krishna è costretto a fare una scelta che lo obbligherà a fare i conti con convinzioni culturali come la metempsicosi e il rispetto per tutte le forme di vita. “Conoscevo già le grandi comunità indiane a Reggio Emilia e a Vicenza, avevo anche frequentato i templi sikh, come quello più grande di Novellara”, racconta Sonny, che nel film interpreta Krishna.

Sono contento che San Pietro abbia deciso di raccontare questa storia, e “devo ammettere che solo così mi sono reso conto di quanto molti di ‘noi’, anche se vivono in Italia da più di 20 anni, rimangano così legati alla vera tradizione induista”. Sia per chi abita le zone del ‘set’, che per gli attori e le comparse “tutto era una novità, ci sentivamo delle star“, spiega Sonny, raccontando quanto sia importante per gli indiani la cultura musicale e televisiva, soprattutto grazie a all’industria cinematografica di Bollywood.

A un certo punto del film (spoiler alert!) c’è la scena di un matrimonio tipico indiano, ed è proprio questo momento che ha cambiato la vita di Sonny. “Fin da piccolo, quando ero in India, adoravano ballare il bhangra, una danza tipica nata nella zona del Punjab, quando i contadini durante la stagione del raccolto suonavano i tamburi come buon auspicio- racconta Sonny- poi è diventato un ballo molto famoso anche per cerimonie e matrimoni”.

 


Una volta arrivato in Italia però, Sonny aveva lasciato da parte la passione per la danza, ma è bastata una giornata di riprese per fargli tornare tutto alla mente. “Abbiamo ballato per una giornata intera e alla fine ho subito preso il numero del coreografo sul set, e da lì si arriva ad oggi, dove sto per aprire la mia scuola di ballo a Bologna“. Un’idea che sta diventando realtà grazie al sostegno di Kilowatt e al progetto Crib, che promuove progetti di imprenditorialità per ‘nuovi cittadini’ (immigrati). Tra gli obiettivi di Sonny c’è quello di “portare un po’ di India contemporanea nei locali notturni della città“, perchè gli indiani, racconta, sono persone molto attaccate alla tradizione e in Italia mancano luoghi di aggregazione e divertimento per i più giovani.

Non solo, Sonny vuole portare il bhangra anche nelle palestre, facendolo diventare “il nuovo zumba“. E’ una danza “molto allegra e ballando si muovono tutti i muscoli del corpo, dal collo al viso. Soprattutto il viso, perchè far vedere il sorriso è la prima regola”. Anche l’associazione Vicini d’istanti, che promuove l’integrazione attraverso progetti di sartoria specializzata in tessuti etnici a Bologna, sostiene il progetto di Sonny e realizzerà per la sua scuola abiti tipici. Grazie a “Il vegetariano”, ancora disponibile al cinema Lumiere di Bologna fino a mercoledì prossimo (si può consultare il calendario completo delle città e delle proiezioni sulla pagina Facebook di apapaja), “sono rinato”, conclude Sonny, raccontando di essere riuscito a mantenere la promessa fatta a sè stesso di chiudere del tutto con l’alcolismo e voltare pagina prima dell’uscita del film. “Ora sono più di dieci mesi che non bevo”, conclude soddisfatto Sonny.

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