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Nel 2016 investimenti da 7,2 miliardi nelle rinnovabili, il 64% all’estero

Althesys: "-27% su 2015, più acquisizioni che nuovi impianti"
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ROMA – Nel 2016 gli investimenti italiani nelle rinnovabili sono stati pari a 7,2 miliardi, con una flessione nell’entità dell’investimento del -27% rispetto all’anno precedente.

Un terzo delle operazioni ha riguardato l’estero, con investimenti fuori Italia per 4,6 miliardi, cioè circa il 64% del valore totale.

La quota più rilevante è costituita dalle acquisizioni, che per la prima volta superano in numero le realizzazioni di nuovi impianti: infatti nel 2016 le acquisizioni sono state il 39% del totale delle operazioni, mentre le nuove realizzazioni si fermano al 35%.

I nuovi impianti restano però primi per valore: 4,8 miliardi (per 4,4 GigaWatt) contro gli 1,9 miliardi delle acquisizioni. Questi alcuni dei dati dell’Irex annual report 2017 realizzato da Althesys, e presentato oggi al Gse. Più in generale, nel 2016 gli investimenti italiani nelle rinnovabili registrano 122 operazioni per 6,8 GW totali (+11% sul 2015) a livello di potenza. Le operazioni all’estero assommano una potenza da 4,9 GW mentre le acquisizioni hanno riguardato 4,4 GW.

Prosegue anche la corsa dei dieci top player italiani delle rinnovabili, che coprono il 72% della capacità e il 74% degli investimenti, prosegue l’Irex annual report 2017 di Althesys, ‘L’industria elettrica italiana: rinnovabili, mercato e nuovi scenari’.

Il processo di consolidamento è testimoniato dalla crescita delle operazioni di Merger&Aquisition che, nel 2016, sono state fatte per un terzo dalle prime 10 aziende per potenza installata in Italia, che pesano per il 72% della capacità (4,9 GigaWatt) e per il 74% degli investimenti (5,3 miliardi di euro). Rispetto al 2015, la crescita è di 3,2 GW e di 2,9 miliardi.

Tra gli attori principali del mondo finanziario ci sono soprattutto i gruppi assicurativi, le società d’investimento internazionali, i piccoli e medi fondi di private equity nazionali focalizzati sul settore energetico.

Ad attrarre gli investimenti è soprattutto il fotovoltaico, seguito dall’eolico. Il consolidamento dell’esistente, però, “non basterà però all’Italia per mantenere le posizioni acquisite e raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione dell’UE al 2030- avverte Althesys- E’ necessario ammodernare il parco impianti, che invecchia, e costruirne di nuovi”.

La sostituzione degli impianti eolici più anziani, pari a 3,5 GigaWatt, segnala Althesys, con tecnologie di ultima generazione, permetterebbe di ottenere un aumento netto di potenza di 4,5 GW, pari a 9 TeraWattora aggiuntivi rispetto al caso no-action. Rilancio necessario anche per grande idroelettrico – che contribuisce per larga parte ai target delle rinnovabili – e per gli impianti a biomasse, in uscita dagli incentivi.

Il rinnovamento, da solo, non è sufficiente: “è necessario dare ulteriore impulso alle nuove installazioni, partendo dalle tecnologie oggi più competitive”, prosegue il rapporto.

Per l’eolico gli scenari ipotizzano di portare l’installato a 20 GW al 2030 (inclusi i rinnovamenti), ad eccezione del caso 33% di efficienza energetica, dove la potenza eolica è stimata in 18 GW al 2030. “In questo modo si otterrebbero 12,8-8,8 TWh aggiuntivi a seconda degli scenari”, rileva Althesys. Per il fotovoltaico, oltre alle installazioni sostenute dalle detrazioni fiscali, si ipotizzano 13,4 GW di nuova potenza e 4,2 GW nel caso di riduzione dei consumi del 33%.

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