VENEZIA – Resistere Veneto ha presentato una proposta di legge di iniziativa regionale per “tutelare il diritto dei cittadini” a pagare con denaro contante. L’idea è di integrare l’articolo 1277 del Codice Civile, “sancendo come principio generale che il pagamento in moneta legale non possa essere rifiutato né di fatto precluso da vincoli contrattuali o commerciali”, spiega il consigliere regionale Davide Lovat (Resistere Veneto) aggiungendo che “la proposta muove da una premessa giuridica netta: il contante è moneta avente corso legale, e la sua compressione sistematica rischia di ledere diritti costituzionalmente garantiti. Il riferimento è all’articolo 41 della Costituzione sulla libertà di iniziativa economica, all’articolo 47 sulla tutela del risparmio e all’articolo 3 sull’uguaglianza sostanziale, in particolare a danno delle fasce di popolazione più vulnerabili e meno attive nelle operazioni o pratiche attraverso i dispositivi tecnologici”.
La Corte Costituzionale, ricordano gli alfieri di Resistere Veneto, “ha più volte stabilito che limitazioni alla libertà economica sono ammissibili solo se proporzionate e giustificate da preminenti interessi generali. Siamo perfettamente consapevoli- dice Lovat- che la materia dell’ordinamento civile è riservata alla competenza legislativa esclusiva dello Stato per questa ragione il testo non interviene direttamente sulla disciplina privatistica, ma si limita all’esercizio dell’iniziativa legislativa regionale per sollecitare il Parlamento nazionale ad adottare la modifica”. La mozione, si specifica, non interferisce con le competenze dell’Unione in materia monetaria, né con la normativa antiriciclaggio: il “diritto al contante opererebbe comunque nel rispetto dei limiti quantitativi fissati dalla normativa statale di recepimento delle direttive europee”. La proposta di Resistere Veneto si struttura in quattro articoli: il primo definisce l’oggetto e introduce il principio del pagamento in contanti come facoltà sempre esercitabile dal debitore; il secondo chiarisce che l’interpretazione della norma avviene nel rispetto dei vincoli comunitari e internazionali; il terzo reca la clausola di neutralità finanziaria; il quarto disciplina l’entrata in vigore.
“Il messaggio politico è esplicito- puntualizza Lovat- la transizione digitale nei pagamenti deve essere inclusiva e non coercitiva. Spingere i cittadini verso l’uso esclusivo di strumenti elettronici equivale a una forma surrettizia di obbligo non sancito da alcuna legge. Inoltre, i continui blackout che si sono verificati negli ultimi tempi, non solo in Italia, producono tra l’altro disorientamento tra la gente che viene a trovarsi, improvvisamente, anche senza la capacità di poter acquistare cibo o altri generi necessari. La tutela della libertà individuale passa anche attraverso la possibilità di poter disporre del proprio denaro senza intermediari anonimi, lontani e spesso fisicamente e tecnologicamente irraggiungibili”. Già nel 2024 Lovat depositò in Parlamento 53.000 firme a sostegno di un’iniziativa di legge popolare che suscitò interesse anche in Svizzera. “In Svizzera hanno indetto un referendum e ora hanno anche la legge costituzionale, perché il loro sistema decentrato è molto più efficiente e democratico del nostro centralista. Da noi, infatti, siamo ancora in alto mare e per fare una riforma ci mettiamo anni, se ci riusciamo”, rileva infine il consigliere regionale.







