Letta segretario del Pd: caro Enrico non stare sereno e schiodali subito

L'editoriale del direttore Nico Perrone per Dire Oggi
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ROMA – Ancora poche ore e poi Enrico Letta scioglierà la riserva e accetterà l’incarico di nuovo leader del Pd. Toccherà a lui riprendere in mano quello che resta dei Dem sfibrati da anni e anni di lotte interne, molte volte più personali che politiche, al limite della distruzione. Dopo le dimissioni shock di Nicola Zingaretti, che ha detto di provare vergogna per come appare il Pd, non sarà facile per Letta rimettere insieme tutti i cocci, il rischio di fallimento è dietro l’angolo. Con le elezioni amministrative ad ottobre poi, se dovessero andar male, ecco che ci sarebbe già pronto il capro espiatorio.

Ma Letta tornerà in campo e ci proverà. E farà di tutto per dimenticare il tradimento di tutti quelli che oggi lo supplicano e che nel 2014, quando era presidente del Consiglio, lo fecero fuori per mettere Matteo Renzi al suo posto. Siamo un Paese che scorda subito, quindi è meglio leggere il passo fondamentale di quel documento della Direzione, approvato a stragrande maggioranza con 136 Sì, 16 No e 2 astensioni: “La Direzione del Partito Democratico esaminata la situazione politica e i recenti sviluppi, ringrazia il Presidente del Consiglio Enrico Letta per il notevole lavoro svolto alla guida del governo, esecutivo di servizio, nato in un momento delicato dal punto di vista politico, economico e sociale… rileva la necessità e l’urgenza di aprire una fase nuova, con un nuovo esecutivo che abbia la forza politica per affrontare i problemi del Paese con un orizzonte di legislatura…”. E giù applausi a Matteo Renzi, che di quel partito negli anni a venire fece carne di porco, nel senso buono del termine, visto che è servito a tutti per le più disparate operazioni politiche.

E non fa niente che i sondaggi oggi certifichino che gli elettori come segretario vogliono, nell’ordine, primo Bonaccini, poi Orlando, Zingaretti di nuovo e Letta quarto. Cambiato lo schema, non è il momento, tra i 3 litiganti stavolta il quarto gode. Ma se Letta non vorrà essere di nuovo considerato “di servizio”, come lo definì allora la Direzione Pd, stavolta non deve stare sereno: da leader deve affondare il coltello, sbullonare i tanti sederi ormai incollati e liberare le poltrone troppo a lungo occupate; riaprire porte e finestre, mettere in campo l’esperienza della sua Scuola di Politiche immettendo nel sangue sbiadito Dem il rosso della passione giovanile.

Altrimenti vedremo un film già visto: qualche mese di tregua e poi i primi distinguo, le correnti che tornano a dettar legge, fino al nuovo: “Grazie Enrico, ritorna sereno a Parigi”. Letta non deve essere l’uomo della Provvidenza, ma il politico che, facendo tesoro dell’esperienza passata, stavolta ha ben chiaro il compito: non pensare solo a salvare il “Pd di Governo” ma rilanciare l’azione politica nel Paese, ricreare le ragioni che stanno alla base del Pd per poter rispondere a semplici domande: il Pd serve? Chi rappresenta? Perché dovrei votarlo?

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