Ulivo vaporizzato, Via Crucis da fermi: così la Chiesa salva la Pasqua

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La Curia detta regole precise per le celebrazioni pasquali: un documento di 11 punti firmato dal vicario dell'Arcidiocesi, Giovanni Silvagni
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BOLOGNA – I rami d’ulivo “vaporizzati e sanificati” per la domenica delle Palme. La messa senza lavanda dei piedi da “non sostituire con surrogati o finzioni”. Una preghiera “per il mondo colpito dalla pandemia” il venerdì santo. La Via crucis con i fedeli “fermi al loro posto” e la messa di Pasqua, che deve fare i conti con il coprifuoco, si può celebrare nella “forma più breve”. E “se ci sono battesimi o se si desidera comunque benedire l’acqua del fonte, non si aspergano tuttavia i fedeli“. La Chiesa di Bologna si prepara in questo modo alla sua seconda Pasqua condizionata dal Covid.

E così, “grati di poterla celebrare quest’anno in condizioni più favorevoli rispetto l’anno scorso, ma ancora pesantemente segnati da limitazioni e difficoltà che la pandemia comporta”, la Curia detta regola precise: un documento di 11 punti, firmato dal vicario dell’Arcidiocesi, Giovanni Silvagni che parte da una regola generale. Questa: “Ci dobbiamo attenere scrupolosamente, senza abbassare la guardia, a tutto ciò che è prescritto per l’amministrazione dei sacramenti, l’igienizzazione di locali e suppellettili, il regolamento dei flussi di accesso e di uscita, la capienza dei locali, a cui tutti devono accedere con mascherina e avendo igienizzato le mani. Non deve mai esserci passaggio di libretti e di sussidi, di carpette e di libri dei canti. Si deve mantenere il distanziamento prescritto ed evitare qualsiasi contatto tra le persone”. Il che vale “sempre e comunque, senza eccezioni, dentro e fuori i luoghi di culto, in entrata e in uscita”.

Silvagni raccomanda “particolare attenzione” per i cori, con distanziamento “di due metri e il numero dei componenti proporzionato all’effettivo spazio disponibile”. Infine, “nel corso di tutte le celebrazioni i fedeli rimangano fermi al loro posto, senza spostamenti, processioni o altro”. Fissata la ‘regola generale’ seguono quelle per i vari appuntamenti della Pasqua: sacramento della penitenza sì, ma “in luoghi ampi, con facile ricambio d’aria”; veglia diocesana delle Palme con partecipazione in presenza limitata ai posti consentiti; domenica delle Palme raccomandata all’aperto e con già pronti “i rami vaporizzati con sostanze igienizzanti”, da distribuire con i guanti. E “quest’anno nella commemorazione dell’ingresso di Gesù in Gerusalemme si utilizzi, almeno nella messa principale, la seconda forma, senza processione dei fedeli”. La messa crismale in San Pietro “è anticipata al mercoledì santo alle 18.30, per il rientro prima del coprifuoco”. Per la “messa in Coena Domini”, invece, si “deve omettere la lavanda dei piedi ed è bene non sostituirla con surrogati o finzioni”. Nel venerdì santo si introduce invece la preghiera che invoca “fiducia ai malati, forza ai difensori della salute pubblica, riposo eterno ai defunti e consolazione ai loro cari”. Mentre per il rito dell’adorazione, “data la situazione, solo il presidente bacia la Croce” e i fedeli sono invitati “con parole appropriate” ad un “gesto di adorazione volgendo lo sguardo alla Croce inginocchiandosi o inchinandosi”.

C’è poi la Via Crucis che tra “distanziamento e divieto di fare processioni”, può svolgersi “restando i fedeli fermi al proprio posto, mentre chi guida o chi porta la croce si sposta lungo il tragitto scandito dalle stazioni”. Ovviamente non mancheranno dirette streaming dei vari eventi. Alla Via crucis guidata del cardinale Matteo Zuppi ci saranno “meditazioni preparate da alcuni anziani, considerando il peso che ha avuto e sta avendo la pandemia per chi è più avanti negli anni”. È infine ‘salva’ la tradizione delle benedizioni delle uova e dei cibi pasquali, ma con tante precauzioni.

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