Scuole chiuse per Coronavirus, e le rette? Rimpallo tra Governo e Comuni

Tra le famiglie, passato lo smarrimento iniziale, iniziano a farsi insistenti una serie di domande
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ROMA – Con l’ultimo Dpcm firmato dal premier Giuseppe Conte ammonterà a un mese esatto la cessazione delle attività didattiche nelle regioni che fino al 9 marzo ancora non erano ‘rosse’. E questo a scanso di ulteriori proroghe. Tra le famiglie, passato lo smarrimento iniziale, iniziano a farsi insistenti una serie di domande, soprattutto per quel che riguarda nidi, infanzia e elementari: chi rimborserà le rette o le quote per il servizio mensa già pagate? Si provvederà a un rimborso per il mese di marzo o si potrà beneficiare a esenzioni per i mesi successivi? E a chi rivolgersi? Dalle istituzioni, per il momento, è rimpallo delle responsabilità.

Se infatti, per il ministero dell’Istruzione la questione deve essere risolta dai Comuni, essendo nidi e infanzia di loro competenza, Roma Capitale la fa meno semplice. Secondo Teresa Zotta, infatti, essendo la cessazione del servizio stabilita da un intervento governativo, è lo stesso esecutivo che deve intervenire con un ulteriore decreto all’interno del quale sono indicate le modalità per gli eventuali rimborsi. Per il momento quindi, ci si trova di fronte ad un vicolo cieco.

Per questo e altri motivi, l’Associazione nazionale presidi, attraverso le parole del presidente di Roma e Lazio, Mario Rusconi, torna a invocare la figura del commissario unico: “E’ assolutamente necessario che venga nominato al più presto- ha detto all’agenzia Dire- solo una figura di quel tipo, infatti, sarebbe in grado di emettere una serie di disposizioni altrimenti impantanate nei rimpalli di responsabilità e competenze e nei labirinti burocratici, che, ad oggi, non possiamo permetterci”.

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11 Marzo 2020
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