Quattro domande agli scrittori di Libri Come – risponde Luciano Funetta

1) Il tema dell'ottava edizione di 'Libri come' è 'Confini',
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1) Il tema dell’ottava edizione di ‘Libri come’ è ‘Confini’, una parola che ha molti significati e che è possibile declinare in vari aspetti:  geografici, generazionali, linguistici, immaginari. Cosa rappresenta per  te questa parola?

In qualsiasi territorio, confine è ciò che può costarti un proiettile nella schiena e uno in fronte. Allo stesso tempo è l’unica via d’accesso possibile allo stupore o alla salvezza. Per questo va varcato a tutti i costi, chiudendo gli occhi nel momento in cui si sente risuonare lo sparo. Chissà che il cecchino non fallisca.

2) Qual è un autore o un libro di ‘confine’ che ti senti di consigliare in un momento storico in cui di nuovo si alzano muri e la libertà d’espressione è tornata ad essere un elemento critico?

Le Quartine di Omar Khayyâm e Ai miei figli di Pavel Florenskij.

3) Che momento ti sembra per la letteratura italiana? C’è qualche scrittore che ti ha sorpreso?

La letteratura in Italia sta discretamente. Mi pare che nell’aria ci sia grande desiderio di sconfinamento. Basta passare mezza giornata su internet per scovare decine di scritture imprevedibili, o meglio impreviste, che fanno capo a decine di menti sconosciute di cui presto, sono sicuro, sentiremo parlare. Due belle sorprese tra i pubblicati: ‘La carne’ di Cristò Chiapparino e ‘Perdutamente’ di Ida Amlesù. Mi incuriosisce molto il nuovo di Matteo Nucci, ‘È giusto obbedire alla notte’. Lo leggerò presto.

4) Quali sono gli ultimi libri che hai letto?

‘L’inventore dell’amore’ di Gherasim Luca, ‘Angeli minori’ di Antoine Volodine, ‘Conoscenza dagli abissi’ di Michaux.

*Luciano Funetta (1986, vive a Roma). Il suo libro d’esordio, candidato al Premio Strega 2016, è Dalle Rovine Tunuè

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