Governo, Braga (Pd): “Bene transizione ecologica, ma attenti a dimensione sociale”

Operativamente, con il nuovo dicastero si tratterà di "mettere insieme competenze che oggi sono separate, un pezzo al ministero dello Sviluppo economico e un pezzo al ministero dell'Ambiente"
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ROMA – Che ci sia un ministero della Transizione ecologica nel possibile governo Draghi “e’ un fatto molto positivo. Ed e’ positivo che a partire da questa intuizione i temi della sostenibilità siano in cima all’agenda politica“. Certo, “vedo che c’è molto stupore, anche da parte della stampa e degli osservatori, ma in realtà credo che Draghi stia esattamente dando coerenza alla scelta fatta in Europa dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che già nel suo primo discorso ha parlato di neutralità climatica e sviluppo sostenibile“. Ciò detto, “un governo europeista, che noi sosteniamo convintamente, non poteva che partire da questo tema”. Chiara Braga, responsabile Ambiente e coordinamento Ufficio per il Programma della segreteria nazionale Pd, deputata membro della commissione Ambiente di Montecitorio, lo dice in una conversazione con la Dire. Servirà attenzione, però, alla dimensione sociale, perché la transizione “non sarà neutrale e avrà un impatto su settori produttivi, lavoratori e fasce sociali” e si dovrà agire “per tutelare le fasce più deboli e meno protette”, spiega. Insomma, si dovrà evitare un ‘caso Gilet gialli’.

Tornando allo stupore, ecco, è “un po’ ingiustificato”, sottolinea Braga, visto che “almeno il 37% del Next generation EU dovrà essere investito in progetti ‘verdi’, non solo: tutte le azioni del piano non potranno avere un impatto negativo sull’ambiente”. Però “penso ci sia anche un margine di miglioramento, sia in termini di quantità di risorse che di orientamento- prosegue- anche delle politiche industriali, infrastrutturali, del digitale, che vanno nella direzione di una transizione green”.
Come Pd “parlando di rivoluzione verde, l’abbiamo inserita tra le nostre proposte, scrivendo che la nuova stagione di sviluppo dovrà essere orientata alla sostenibilità”, ricorda Braga, tenendo presente che “l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni unite punta su ambiente, economia e sociale, dicendo chiaramente che la transizione deve essere accompagnata per tutelare fasce più deboli e meno protette”. Tema quest’ultimo, quello della tutela nella transizione delle “fasce più deboli e meno protette”, che risulta centrale, ad esempio alla luce dell’esperienza del ministere de la Transition ecologique francese e dei Gilet gialli.

“Se di transizione vera si deve parlare, si deve sapere che non sarà neutrale e avrà un impatto su settori produttivi, lavoratori e fasce sociali”, raccomanda la responsabile Ambiente del Pd.
Quindi “serve un esecutivo che la governi, si dovrà presidiare l’aspetto sociale”, perché l’idea dello sviluppo sostenibile non è solo ambientale, è anche sociale ed economica e si porta dietro l’equità”, dice Braga. Insomma, “la transizione ecologica potrà affermarsi soltanto se sarà socialmente desiderabile, come diceva Alexander Langer”, e solo così sarà possibile una correzione di rotta efficace e davvero sostenibile. Operativamente, con il nuovo dicastero si tratterà di “mettere insieme competenze che oggi sono separate, un pezzo al ministero dello Sviluppo economico e un pezzo al ministero dell’Ambiente”, prosegue Braga, ma “siamo fiduciosi che questo possa essere un passaggio che segna una discontinuità con le politiche ambientali degli ultimi governi”. Ancora, “sarà molto importante avere una figura alla guida del nuovo ministero, che sceglierà Draghi, che abbia la consapevolezza necessaria di questa trasformazione, anche nelle strutture ministeriali”, e si tratta di “un salto qualità che non sarà né banale né semplice”, un processo “di trasformazione di strutture e ministeri impegnativo”, ma “noi siamo per sostenerlo fino in fondo per scrivere una pagina nuova per il Paese”. Infatti al ministero “non basta cambiargli nome, non sarà facile, ci saranno mille resistenze ma bisognerà farlo perché e necessario”, dice l’esponente Dem.

Intanto “ci sono alcune partite che dovranno essere gestite nell’immediato”, segnala Braga: “L’Ue ha dato nuovi target su energia e clima e ci dovremo adeguare, non abbiamo due anni, si dovra’ essere più rapidi“. Le nostre idee, prosegue l’esponente Dem, “le abbiamo messe nero su bianco e rappresentate al presidente incaricato Draghi, abbiamo parlato di rivoluzione verde nel nostro contributo al programma, e il primissimo punto è l’aggiornamento del Piano Nazionale Integrato Energia Clima, in PNIEC, allineandolo ai nuovi target europei”.
Ancora, il PNRR, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, “è il primo grande dossier su cui dovrà lavorare il nuovo governo”, ricorda Braga, e dovrà farlo “in tempi molto rapidi per rispettare le scadenze europee e anche per mettere in condizioni il Paese di spendere bene e in fretta risorse fondamentali per il rilancio e la resilienza”. La bozza che il Parlamento sta esaminando “è un ottimo punto partenza che puo essere migliorato nella direzione della sostenibilità, della coesione sociale e delle riforme”.
Serviranno anche riforme strutturali, per accompagnare i progetti, e ad esempio “la riforma della Pubblica amministrazione, che è fondamentale per far sì che gli investimenti si facciano- conclude Braga- penso si debba spingere moltissimo su procedure semplici e rapide e sulle competenze di chi nella PA dovrà occuparsi della gestione dei passaggi”.

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