‘Il vento in faccia’, biografia di Sebino Nela: storia di uomo comune

Sebino Nela
Scritta con il giornalista Giancarlo Dotto, racconta il viaggio tra vittorie e sconfitte, gli applausi dello stadio, gli amori sfortunati e la partita più difficile della sua vita, quella contro il cancro al colon
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ROMA – A cuore aperto. Per raccontarsi e raccontare come anche l’Incredibile Hulk‘ possa soffrire, ammalarsi, cadere ma pure rialzarsi. Perché se per quasi venti anni sui campi di calcio in Italia e in Europa riesci a farti valere, poi nella vita di tutti i giorni ci si alza la mattina presto per andare a lavorare con i problemi che tutti hanno. È proprio questo che ha convinto Sebastiano Nela, Sebino per tutti, per i tifosi della Roma soprattutto, a raccontarsi e a raccontare in un’autobiografia l’uomo stretto sotto quella maglietta e quei calzoncini con cui ha sfrecciato per anni sulle fasce, prima destra e poi sinistra, di tantissimi rettangoli verdi. Scritta con il giornalista Giancarlo Dotto, edita da Piemme, ‘Il vento in faccia‘ racconta il viaggio tra vittorie e sconfitte, gli applausi dello stadio, l’abbraccio dei tifosi e gli amori sfortunati, l’impeto e le debolezze, la salute prorompente e la malattia spaventosa, la gioia e le lacrime e pure la partita più difficile della sua vita: “Contro il cancro al colon, un nemico sconosciuto“.

“Conosco Dotto da un po’ di tempo- racconta Nela all’agenzia Dire- Un giorno mi chiese ‘ti va di fare una biografia?’. Io sono riservato, sono timido, sono ligure e anche sardo, ho questa ‘ignoranza’ addosso. Per cui dissi di no”. Poi arrivò un’intervista di un quotidiano, letta dalla casa editrice, che non ebbe dubbi: la sua storia andava raccontata. “Quella volta però dissi a Dotto ‘a patto che non sia il solito libro che racconta di scherzi, aneddoti, ritiri e donnine. Se la facciamo, parlo di me ma non voglio raccontare stupidaggini, solo far capire che sotto quella maglietta c’è una persona comune come tutti, alla quale succedono cose come succedono a tutti”. Si pensa sempre, continua Nela, “che noi personaggi famosi siamo immortali, ma siamo gente comune. Sono una persona normale che sia alza la mattina per andare a lavorare, con i problemi che hanno tutti”.

Introverso e riservato, nel libro si è raccontato in pieno, compresa la malattia, il cancro al colon, che lo ha costretto a diverse operazioni: “Il mio carattere è sempre stato questo. Da bambino volevo giocare a calcio e ci sono riuscito. Nelle giovanili del Genoa, dove ho giocato, c’erano 3, 4, 5 compagni di squadra fortissimi sulla cui carriera avrei scommesso qualsiasi cosa e invece non è stato così. Ma sono riuscito io, qualche dote l’avevo ma mi ha aiutato tantissimo il carattere. Ho preso da mio padre, che non ha mai parlato con nessuno, non si è mai sfogato con nessuno, ha sempre tenuto tutto dentro. Butti giù ma poi un giorno esplodi e tiri fuori tutto. Ho sempre avuto questa voglia di raggiungere un obiettivo, un po’ in tutte le cose che mi sono successe, ho combattuto come nel caso della malattia, non ci ho pensato un attimo”.

VENT’ANNI A CORRERE PER LE FASCE E ZERO RIMPIANTI

Venti anni a correre su e giù per le fasce, destra e poi soprattutto sinistra, ma zero rimpianti: “Nessuno. Ci sono stati successi, delusioni, sconfitte. Ma non ho alcun rimpianto, sono strafelice delle scelte che ho fatto. La mia scelta era di rimanere a Roma, da subito mi sono trovato bene con la città, con questo pubblico pazzesco, ho avuto possibilità di muovermi, di andare alla Juve, all’Inter, alla Fiorentina, ma non ho mai preso in considerazione altre proposte. Volevo rimanere e rimanendo ero strasicuro di non vincere. Ma poi per fortuna qualcosa l’abbiamo vinta. Anche se si poteva fare di più. Però è stata una scelta, come hanno fatto altri giocatori, come Francesco Totti, che poteva andare al Real o in altre squadre. Avrebbe potuto vincere. Si fanno delle scelte, ma non ti cambia nulla vincere. Altri invece fanno scelte al contrario. Rispettabilissime. Oggi i giovani sono telecomandati. ci sono tanti soldi in ballo. Quando giocavo io c’erano forse 3 procuratori, oggi sono più dei calciatori”.

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