La pandemia è anche un’occasione. Per la sanità a chilometro zero

Zimbabwe
Guardate cosa accade nello Zimbabwe: anche i potenti capiscono quanto sia importante il servizio pubblico
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ROMA – “Il Covid-19 ha messo ricchi e poveri sullo stesso piano” ha detto Maxwell Saungweme, un analista politico dello Zimbabwe. Con l’emittente Al Jazeera parlava del suo Paese e di una storia che alla fine non è solo africana. Ricapitoliamo: in tre settimane nello Zimbabwe il Covid-19 ha ucciso tre ministri, l’ultimo Sibusiso Moyo, titolare degli Esteri, ricordato anche per aver annunciato in tv il golpe contro il presidente Robert Mugabe.

Fino a poco tempo fa i dirigenti di Harare andavano a curarsi all’estero, perlopiù in Sudafrica o in Cina. Con la pandemia è cambiato tutto. Chiusi i confini, anche loro hanno dovuto affidarsi al servizio sanitario nazionale. Facendo i conti con una crisi, di salari bassi e condizioni di lavoro proibitive, che essi stessi hanno contribuito a creare.

È finito il tempo del “turismo sanitario”, quando cioè con gli acciacchi dell’età o qualche malattia velenosa le élite prendevano in considerazione solo e soltanto cliniche all’estero. Di storie così nel mondo ce n’erano state mille e più di mille. In Africa tanti ricordano le accuse al presidente nigeriano Muhammadu Buhari: in campagna elettorale aveva tuonato contro il “turismo sanitario” ma poi in tre anni aveva trascorso almeno 170 giorni in ospedali londinesi. Ecco, la pandemia dovrebbe aiutare a capire che nella sanità bisogna investire davvero. In Africa e anche qui da noi. A chilometro zero.

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