La ‘mamma coraggio’ Giada Giunti protesta davanti al ministero di Giustizia

L'appello di Giada : "Al ministero della Giustizia ed a tutto il Governo chiedo protezione, ispezioni, ho depositato probante documentazione, ma non vengo ascoltata, come me tutte le donne uccise per femminicidio"
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ROMA – Protesta questa mattina, davanti al ministero di Grazia e Giustizia, di Giada Giunti, mamma coraggio che da mesi non vede suo figlio. “Mi sono incatenata davanti il ministero della Giustizia- dichiara Giada in una nota- perchè ho subìto un’ingiustizia. Ma soprattutto è mio figlio ad aver subito un’ incomprensibile ingiustizia. Mio figlio mi è stato sottratto, prelevato a scuola da 8 persone di cui 5 agenti dell’anticrimine perché sarei una madre “simbiotica” e con mio figlio avrei un “rapporto fusionale parassitante”. Lo amo troppo, secondo loro. Io l’ho solo protetto, l’ho protetto dalla paura del padre. Mio figlio ne aveva paura perchè ha visto suo padre aggredirmi più volte. Lo ha detto a tutti, più volte, ma non è stato creduto ed ascoltato”.

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Anche la criminologa forense Roberta Sacchi che sta seguendo il caso ha diramato questa nota alla stampa. “La vicenda di Giada Giunti rappresenta un capitolo raccapricciante nei procedimenti per l’affido dei minori. In più quindici anni di lavoro non ho mai visto e letto niente del genere. In quattromilacinquecento pagine di vicenda giudiziaria non si rintraccia alcun valido motivo per cui un bambino dovesse essere allontanato dalla madre, un provvedimento così innaturale dovrebbe essere adottato solo per gravi psicopatologie dei genitori, abusi o maltrattamenti. Oggi l’accertamento della responsabilità genitoriale è diventato una moderna inquisizione dei comportamenti materni. L’assunto di base che ispira le Consulenze Tecniche d’Ufficio è che la madre è inadeguata e in qualche modo responsabile della paura e del rifiuto del bambino verso l’altro genitore, anche in casi di violenza denunciata o accertata. L’unico motivo per cui il bambino è stato strappato a Giada Giunti è la violenza istituzionale. Le Istituzioni, e i cosiddetti esperti che ci lavorano, invece di accogliere le paure del bambino si sono eretti a paladini di quella che evidentemente è sembrata una “causa nobile”, la bigenitorialità a tutti i costi e con tutti i mezzi. In nome di un principio, questi soggetti hanno esercitato sul bambino pressioni, intimidazioni e minacce senza avere avuto nemmeno la decenza di riversarle negli scritti. Si tratta di una grave violazione dei diritti umani. Sta crescendo nell’opinione pubblica- conclude Sacchi- l’idea che gli psicologi forensi e gli assistenti sociali sono diventati gli aguzzini dei bambini. Dobbiamo fermarci”. 

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Ed ecco l’appello di Giada Giunti: “Al ministero della Giustizia ed a tutto il Governo chiedo protezione, ispezioni, ho depositato probante documentazione, ma non vengo ascoltata, come me tutte le donne uccise per femminicidio. Ho udienza civile a breve, il 5.3.2020 che potrebbe ribaltare la sentenza del giudice del divorzio ed il 27.2.2020 un’ udienza penale dove sono imputata per calunnia, dopo essere stata aggredita e aver sporto denuncia. Io semplicemente chiedo giustizia per mio figlio, tenerlo stretto tra le mie braccia con l’amore indissolubile che provo per lui”.

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11 Febbraio 2020
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