DIRE..tta dall’Ariston, ecco la quarta serata vista da #sanpedro

[caption id="attachment_105389" align="aligncenter" width="700"] Il momento in cui la De Filippi prende atto che
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Il momento in cui la De Filippi prende atto che da africano Conti ha soltanto il colore.

Manco il tempo di inviare in redazione il pezzo con la terza serata, fare la pipì nel pitale sotto la scrivania e assumere una moka da sei per via endovenosa che già stava per cominciare la quarta serata della kermesse. Conti pagherai tutto, pagherai caro.

A guardarla insieme e commentarla con sagacia, ho invitato a casa mia gli eliminati di ieri: Nesli con la tizia e Raige con l’altra tizia. Quei cafoni si sono presentati senza neanche una tartina guasta o un brik di Tavernello preso al volo dai pakistani.

Il giovane Lele con il premio appena vinto.

I GIOVANI

Trionfa Lele, nato come musicista di strada con lo pseudonimo di Lele Mosina. La sua Ora mai (e fosse stato per me, Mai senza il minimo dubbio) si impone su: il generico di Tiziano Ferro Leonardo La Macchia con Ciò che resta, canzone dedicata alla ex ragazza evidentemente affetta da disturbi all’udito visto che per tutto il testo dice una roba e subito dopo rimarca “sì, hai capito bene ho detto…“; Francesco Guasti con Universo, classico caso di ragazzo a cui la barba dona perché almeno di quella faccia ne vediamo solo mezza, e il figlio scemo di De Gregori Maldestro con la bella Canzone per Federica, la quale porta a casa il premio della critica giovani e che non è dedicata alla sua mano destra come erroneamente e maliziosamente si pensava, bensì a quella sinistra.

Ma né Guasti né La Macchia escono a mani vuote da questa esperienza (men che meno Maldestro, per altre ragioni). Già pronti per loro due contratti come testimonial: Guasti, con la sua ferraglia sparsa, diverrà l’uomo immagine del Sidol per metalli, mentre Leonardo La Macchia reciterà nel prossimo spot Bio Presto interpretando una patacca di sugo su una camicia bianca: “Oh, no… di nuovo La Macchia…“.

I BIG

In occasione della semifinale entra in gioco la giuria di qualità presieduta da Giorgio Moroder che a intervalli regolari passa tra il pubblico, si fruga tra gli spicci in tasca e regala 10’000 euro a qualcuno.

Non è un caso se, alla prima occasione in cui parte del potere decisionale viene messo in mano a qualcuno che un minimo ne capisce, a rimetterci le penne sono quattro canzoni indecorose: Di rose e di spine di Al Bano – che ora potrà tornare a lavorare come allarme della filiale di Cellino San Marco della Cassa di Risparmio Frise & Taralli – La prima stella del neomelodico autoimmune, L’ottava meraviglia di Ron e Fatalmente male di Giusy Ferreri la quale, dopo la performance terrificante appena eseguita, al posto dei consueti fiori ha ricevuto delle opere di bene.

Per scusarsi in qualche modo a nome di tutta la giuria, Moroder ha dato 10’000 euro anche a Ron che li ha subito sperperati in forfora finta da mettersi sulla giacca per dissimulare il parrucchino.

Purtroppo le eliminazioni possibili erano soltanto quattro, pertanto anche in finale dovremo affrontare per l’ennesima volta le seguenti sciagure: Bianca Aztechi – che stasera è scoppiata a piangere a metà canzone, ovvero appena le hanno aperto le spieAlf-essio Bernabei con Nel mezzo di un applauso – e nel mezzo di un applauso io vorrei una cosa sola: la sua facciaIl diario degli errori di Michele Bravi – in cui stasera può tranquillamente inserire anche la sua giaccaTutta colpa mia di Elodie – stasera coi capelli di Stefano Bizzotto – e Chiara, reduce dall’ennesima dimostrazione che sul palco sembra proprio Janis Joplin: morta da quarantasei anni.

Codice 20: Alessio Bernabei

Ora sparo un pronostico e se ci azzecco il prossimo anno la Dire mi manda a Sanremo di persona con rimborso spese a scalare dal completo allo zero in base a quante ne becco. Dai.

Miglior testo: Fabrizio Moro

Miglior arrangiamento: Paola Turci

Premio sala stampa: Francesco Gabbani

Premio della critica: Ermal Meta (Masini)

Podio: 1. Mannoia; 2. Meta; 3. Moro.

Tormentone in radio: Vedrai di Samuel

(N.B. Il pronostico non sempre collima col gusto personale)

GLI OSPITI

Nonno e nipote sopravvissuti alla strage di Nizza. L’anziano ha perso una gamba nell’attentato e la Maria continua a chiedergli “Cosa le manca?”. Eh. Indovina.

Marìka Pellegrinelli, modella, attrice, moglie di Eros Ramazzotti e anello di congiunzione tra l’uomo medio e il Kleenex.

Un carro allegorico direttamente dal carnevale di Poggio Renatico (FE) che per brevità chiameremo Antonella Clerici.

L’abito di Antonella Clerici firmato da Gilton Pomata.

Virginia Raffaele venuta a ricordare che è completamente di un’altra categoria e a marcare il territorio visto che il prossimo anno secondo me tocca a lei.

Billy Corgan degli Smashing Pumpkins venuto a lanciare i nuovi episodi del Commissario Montalbano.

– E un tedesco che fa musica tunci-tunci muovendo dei pirulini di nome Schulz che però per me sarà sempre il baffo biondo che portava i microfoni al Costanzo Show.

 

ALL’IMPROVVISO L’INCOSCIENZA

“Si tratta di MOR-TI” (un terrorizzato Carlo Conti alla terza menzione della giornata del ricordo delle vittime delle foibe, nel caso non fossero sufficienti già le prime due che sennò poi quelli chi li sente, e nel caso non fosse assodato che se ricordi delle vittime è probabile che si tratti di individui deceduti).

IL RETROSCENA

In pochi si sono accorti che al presidente della giuria di qualità Giorgio Moroder, andando verso la toilette, è accidentalmente caduto il portafoglio aprendo un cratere nel pavimento dell’Ariston e rivelando così che nei sotterranei bui del teatro vive un essere mostruoso metà uomo e metà Toto Cutugno: l’Homo Secondus, il quale vive nutrendosi dei vincitori della kermesse. Infatti, una volta spalancata la buca, molti hanno visto l’Homo Secondus divorare in tre bocconi il povero Gaetano Curreri, vincitore l’anno scorso coi suoi Stadio. Le caratteristiche urla di Curreri hanno rimbombato in tutto l’Ariston finché Carlo Conti, guardando tutti con l’aria da “Va’ be’, io non ho visto né sentito nulla” ha richiuso la voragine utilizzando Sergio Sylvestre come tappo. Perché the show must go on.

Appuntamento a domani per la cronaca della finale con vincitori e vinti, perditori e persi, pareggiatori e parsi.

A Dio piacendo. Ma anche un po’ Addio Piacenza.

Kermesse!!!!!111!!!!1!!!UNO!!!111!PUNTOESCLAMATIVO

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