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Giovedì alla Dire webinar con il reporter Ahmet Sik

webinar ahmet sik
Il giornalista d'inchiesta farà il punto su libertà e repressione in Turchia
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ROMA – “A livello globale, nel 2016, un terzo di tutti i giornalisti detenuti si trovava nelle carceri turche, con la stragrande maggioranza in attesa di essere processata. La libertà di espressione in Turchia è sotto attacco“. A dare l’allarme è Amnesty International, che come varie organizzazioni per i diritti umani sostiene che, dal fallito colpo di stato dell’estate di sei anni fa, le autorità turche hanno avviato una campagna di arresti e indagini penali a danno di oppositori politici, attivisti, intellettuali nonché giornalisti. Con la legge sullo stato d’emergenza, sempre secondo Amnesty, oltre 180 testate sono state chiuse con decreto esecutivo.

Gli arresti riguardano anche gli studenti universitari – spesso scesi in piazza a manifestare negli ultimi mesi per chiedere una maggiore indipendenza dal governo dei vertici accademici – nonché avvocati e giudici. L’organizzazione Arrested Lawyers stima che dal 2016 oltre 1.600 avvocati siano stati arrestati e 615 posti in detenzione cautelare. Inoltre 474 sono stati condannati per un totale di 2.966 anni di prigione.

Di questo e altro si parlerà nel corso di un webinar con la partecipazione di Ahmet Sik, reporter, sindacalista e parlamentare d’opposizione. Il titolo dell’appuntamento, organizzato dall’agenzia di stampa Dire giovedì 13 gennaio alle 18, è ‘Turchia e libertà d’espressione, a che punto siamo? – Dialogo con il giornalista tra gli autori del libro d’inchiesta ‘Duvar – Il Muro’. L’incontro si svolgerà in modalità virtuale su Google Meet e sarà trasmesso in diretta streaming sulla pagina Facebook della Dire. A tradurre dal turco all’italiano ci sarà Hazal Korkmaz, mentre modererà l’incontro Alessandra Fabbretti, giornalista della Dire.

Sik è noto in Turchia soprattutto per i suoi lavori d’inchiesta, che gli hanno causato anche diversi problemi e due incarcerazioni. La prima nel 2011 dopo la pubblicazione del libro ‘Imamin Ordusu’, (in italiano ‘L’esercito dell’Imam’), che approfondisce la storia del chierico sciita Fetullah Gulen e del suo movimento, in un periodo in cui i legami tra quest’ultimo e il partito di governo Giustizia e sviluppo (Akp) erano stretti, e che nel 2016 fu invece accusato di essere il mandante del tentato golpe ai danni del presidente Recep Tayyip Erdogan.

Il secondo arresto per Sik arriva proprio dopo quest’ultima vicenda: a dicembre del 2016, a cinque mesi dal tentato colpo di stato, il cronista viene arrestato per dei tweet e degli articoli pubblicati per il quotidiano Cumhuriyet con l’accusa di “propaganda sovversiva a favore di un gruppo terrorista”.

Tali fatti non lo hanno tuttavia spinto ad abbandonare il giornalismo investigativo: il suo ultimo libro ‘Duvar – Il Muro’, realizzato in collaborazione con i colleghi Bahadir Özgür, Ertugrul Mavioglu, Hakki Özdal, Timur Soykan, è uscito a fine 2021 e esplora i rapporti tra Stato, mafia e poteri oscuri. Il titolo richiama il muro dell’omertà e della corruzione di cui parlò l’ex ministro dell’Interno Mehmet Agar dopo l’omicidio del giornalista Ugur Mumcu, nel 1993, che disse: “Se sfilo un mattone, il muro crollerà”. Nel sottotitolo infatti si legge: “Questo libro è stato scritto in modo che quel mattone possa essere sfilato”.

Giovedì, per partecipare alla diretta su Google Meet, è necessario inviare un’e-mail all’indirizzo [email protected] e richiedere le credenziali d’accesso.

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