Fascismo, saluto romano in campo: deferiti atleta, dirigente e società

Le accuse: propaganda ideologica, comportamento discriminatorio e incitamento alla violenza, con l'aggravante della premeditazione
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BOLOGNA – Propaganda ideologica, comportamento discriminatorio e incitamento alla violenza, con l’aggravante della premeditazione. A due mesi dal saluto romano nel campo del Marzabotto con tanto di maglietta che richiamava la Repubblica di Salò, oggi, la Procura federale interregionale della Figc ha deferito al Tribunale federale territoriale dell’Emilia-Romagna il calciatore Eugenio Maria Luppi con queste accuse. Ed è stato deferito anche il dirigente della società calcistica Futa, Terence Baraldi, per omessa vigilanza e omesso controllo. E pure la società. Lo fa sapere la Federazione, spiegando che il giocatore il 12 novembre scorso, durante la partita a Marzabotto, ha “posto in essere una condotta che integrava gli estremi della propaganda ideologica vietata dalla legge, inneggiante a comportamenti discriminatori” e “idonea a costituire incitamento alla violenza o a costituirne apologia”.

Maglia nera con tricolore e aquila e la simbologia della Repubblica sociale italiana

Questo appunto perché, dopo aver segnato un goal, Luppi si era tolto la maglietta della squadra mostrando “una maglia nera con tricolore e aquila e simbologia della Repubblica sociale italiana”, correndo verso la tribuna e “indirizzando ai propri tifosi un saluto con il braccio destro teso in alto e la mano tesa, con l’aggravante della premeditazione”, visto che la maglia nera “risultava indossata sin dall’inizio della gara”.

Il dirigente accompagnatore della società deferito perché ha omesso di vigilare e controllare che i propri calciatori indossassero indumenti idonei e conformi alle norme federali

Quanto al dirigente accompagnatore della società, è stato deferito perché ha “omesso di vigilare e controllare che i propri calciatori indossassero indumenti idonei e conformi alle norme federali, consentendo e comunque non impedendo al proprio tesserato di indossare sotto la maglia ufficiale la maglietta” della Repubblica sociale. La stessa maglietta considerata dalla Procura federale “idonea a costituire apologia e incitamento alla violenza e di incidere in termini di offesa per la comunità locale, notoriamente riconosciuta quel simbolo delle Resistenza antifascista”.

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