sabato 5 Settembre 2026

Dall’Alta Sabina un modello contro lo spopolamento

'Atlante per il futuro' punta al +5% di residenti in 10 comuni entro il 2035

ROMA – La fuga verso i grandi centri urbani e il conseguente abbandono delle aree interne è una realtà che sembra inarrestabile. Per il nostro Paese le previsioni Istat indicano un declino demografico entro il 2043 per l’82% dei comuni, con punte del 93% nel Meridione. Un dato a cui si aggiunge la fuga di capitale umano. Basti pensare che solo tra 2002 e 2022, quasi 330.000 giovani laureati (25-39 anni) hanno lasciato le aree interne verso i centri urbani o l’estero. La buona notizia è che invertire la rotta è possibile, investendo su tecnologia e risorse del territorio e, soprattutto, unendo forze e competenze. A confermarlo è l’esperienza dell’Alta Sabina, area che sconta da anni una carenza endemica di servizi e un conseguente spopolamento e dove, sulla scia dei Climate Pacts europei, è stata realizzata la Green Community dell’Alta Sabina, finanziata dal Pnrr – Green Communities (NextGenerationEU), uno strumento di governance territoriale integrata. Da oggi questi territori iniziano ufficialmente un percorso di rinascita che si concretizza nell’Atlante per il futuro, il Contratto energia, clima e società, che definisce la roadmap di ripopolamento e sviluppo sostenibile da seguire nel prossimo decennio, per un totale di 12 milioni di euro di investimenti da convogliare nel territorio.

PROGETTO ‘IN. ALTA SABINA’, DOVE IN STA PER INTELLIGENZA NATURALE

Il contratto è stato siglato a Roma presso lo spazio WeGil, dai sindaci di 10 comuni: Rocca Sinibalda, Belmonte, Colle di Tora, Longone, Marcetelli, Torricella, Monteleone, Poggio Moiano, Poggio S. Lorenzo, Varco Sabino, che contano in totale 7.500 abitanti, sostenuti da Università, istituzioni scientifiche e imprese e che uniscono le forze per realizzare i 15 ambiti del progetto ‘IN. Alta Sabina’, dove IN sta per intelligenza naturale. L’obiettivo principale è quello di generare una crescita della popolazione residente del 5% entro il 2035 nei 10 comuni coinvolti, invertendo l’attuale tasso di spopolamento che è quattordici volte superiore alla media nazionale (-4,2%, contro lo -0,3%), attraverso una strategia integrata che tocca energia, ambiente, digitalizzazione e servizi alla persona.

134 MILIONI DI EURO L’ANNO IN BENEFICI COLLETTIVI

Le aree interne valgono ben al di là dei loro confini, ricorda il Contratto. In Alta Sabina, foreste, acque e paesaggi generano quasi 134 milioni di euro l’anno in benefici collettivi: acqua e aria pulite, paesaggio, rifugio climatico. Per continuare a tutelarli bastano 1,2 milioni di euro l’anno (meno dell’1% del valore naturale). È la strada tracciata dall’Atlante per il futuro, che delinea azioni su energia pulita, gestione idrica, mobilità di prossimità, innovazione sociale e filiere locali per il territorio dell’alto Lazio. Una strategia che tutela la natura e, al tempo stesso, contrasta lo spopolamento e la fuga di capitale umano, rendendo più attrattivi i comuni interni.

I 15 ambiti del progetto si sviluppano su 5 filoni principali. Primo, ‘energia e clima‘: la Comunità energetica dell’Alta Sabina prevede impianti fotovoltaici distribuiti su edifici pubblici e aree dismesse. Parallelamente, l’impianto di gassificazione e cogenerazione a biomassa locale (100 kW elettrici, 146 kW termici) alimentato da circa 1.000 tonnellate annue di biomassa da filiera corta garantirà autoconsumo e resilienza energetica. La rete di ricarica elettrica diffusa collegherà tutti i comuni con colonnine da 22+22 kW. Secondo, ‘acqua e biodiversità‘: otto interventi prioritari per la gestione sostenibile delle acque includono nuove fitodepurazioni, raccolta di acque piovane e riqualificazione di sorgenti. La valutazione dei Servizi Ecosistemici (PES) quantifica benefici come ritenzione idrica, sequestro di carbonio e raffrescamento climatico, costruendo le basi per futuri sistemi di pagamento dei servizi ecosistemici. Terzo filone, ‘innovazione digitale e sociale‘: i dati territoriali, ambientali e comunitari saranno integrati in un’unica piattaforma civica, che abilita smart contract per lo scambio di tempo e servizi attraverso il token di valuta dell’Alta Sabina, facilitando cooperazione locale, banca del tempo e trasporto collettivo. Così, attività svolte a beneficio della collettività (offrire passaggi in macchina, piantare e mettere a disposizione di tutti erbe officinali, portare la spesa a persone anziane o malate, e così via) genereranno accumulo della moneta virtuale, con cui sarà possibile acquistare altri servizi e, allo stesso tempo alimentare un circolo virtuoso di azioni che avranno ricadute positive sulla popolazione e sul territorio. Quarto filone, ‘inclusione e partecipazione‘: il Patto di Comunità ha costruito l’ossatura sociale del progetto attraverso laboratori territoriali e mappature partecipative per validare la strategia. Programmi specifici garantiscono inclusione digitale degli over 65 con 11 tutor giovani formati e 12 moduli didattici. I Green Ambassador, formati attraverso workshop strategici, assicurano leadership territoriale diffusa. Quinto e ultimo filone, ‘agricoltura e territorio‘: la filiera della lavanda integra biodiversità e rigenerazione dei suoli su terreni marginali recuperati. A Marcetelli, il caso pilota “Esodi e ritorni” sperimenta un modello replicabile di contrasto allo spopolamento. L’Hub comunitario a Rocca Sinibalda offrirà uno spazio multifunzionale in legno a basso impatto per attività agricole, formative e comunitarie.

BUSSONE: “LE GREEN COMMUNITY POSSONO DIVENTARE UNO STRUMENTO PER COSTRUIRE ALLEANZE VERE”

L’Atlante per il Futuro dell’Alta Sabina rappresenta un modello pilota per le aree interne italiane ed europee. L’approccio integrato che collega energia, clima e società in un unico strumento di governance, la misurazione puntuale degli impatti attraverso tecnologie digitali e l’attivazione di economie collaborative certificate in blockchain costituiscono elementi di innovazione significativi nel panorama delle politiche territoriali. Marco Bussone, presidente di Uncem, dichiara: “L’esperienza dell’Alta Sabina dimostra che le Green Community possono diventare uno strumento per costruire alleanze vere tra comuni, imprese, scuole e terzo settore. Il salto di qualità sta nel fare un patto con le città basato sul riconoscimento dei servizi ecosistemici. Roma e Rieti, ad esempio, possono stringere accordi con i territori montani riconoscendo il valore concreto di ciò che questi offrono ogni giorno, come l’assorbimento di CO2 attraverso la gestione forestale e la garanzia delle risorse idriche. La normativa sulle Green Community già prevede meccanismi per valorizzare questi servizi. È il momento di costruire relazioni durature tra aree urbane e montane che vadano oltre la logica delle compensazioni, puntando su una vera corresponsabilità territoriale”.
Foto copertina da sito https://www.altasabina.it/

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