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Suicidio assistito, Pro Vita: “Lo Stato dia speranza, non morte”

Jacopo Coghe
Il vicepresidente della onlus Pro Vita e Famiglia, Jacopo Coghe: "Il testo che verrà discusso in Parlamento scontenta un po' tutti"
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“Pensiamo che questo provvedimento sia pericoloso e divisivo”. Lo dice Jacopo Coghe, vicepresidente Pro Vita e Famiglia, intervistato dall’Agenzia Dire a proposito della proposta di legge sul suicidio assistito che lunedì 13 sarà all’esame dell’Aula della Camera. “Pericoloso – spiega – perché l’eutanasia da molti è stata definita ‘la morte del diritto’. Noi potremmo definirlo in realtà la morte della stessa speranza per tutti quei malati in condizioni gravi con patologie irreversibili. Lo Stato dovrebbe dare una speranza a queste persone e il sollievo dalle loro sofferenze e non offrire la morte”.

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Inoltre, continua l’esponente Pro Vita, il testo che ieri è stato licenziato dalle commissioni Giustizia e Affari sociali “è divisivo perché è una legge che scontenta un po’ tutti: scontenta i Radicali che vorrebbero una legge senza clausole e vincoli per consentire il suicidio assistito a chiunque. E scontenta le associazioni come Pro vita perché una legge di questo tipo non impedirebbe ai giudici di far cadere i ‘paletti’ che vengono posti per legge. Vediamo che all’estero, nei sette Paesi dove il suicidio assistito e l’eutanasia sono stati legalizzati, l’aumento dei pazienti è stato esponenziale, parliamo di numeri triplicati se non addirittura quadruplicati in meno di dieci anni”.


Sul caso di ‘Mario’, che nelle Marche ha ottenuto di poter procedere al suicidio assistito, Coghe osserva: “Occorre entrare sicuramente in punta di piedi in casi come questo perché sono storie di sofferenza e malattia e non vogliamo giudicare la singola persona, ma è un caso che è stato rimesso nelle mani del giudice perché ci sono problemi riguardo al come e con quali farmaci terminare la vita di questa persona. Nella legge all’esame della Camera viene introdotta anche una sanatoria per tutte le condanne precedenti. È come se ci fosse un condono ‘tombale’ – commenta Coghe – che in questo caso mi pare proprio il termine adatto”.

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Sulla questione del referendum sull’eutanasia legale, promosso dall’Associazione Coscioni, Coghe osserva: “Stiamo seguendo passo passo e speriamo che il quesito non possa passare perché un referendum di questo tipo vuole soltanto aprire all’omicidio del consenziente, ossia uccidere chi desidera essere ucciso senza alcun vincolo, se non dare il proprio consenso a questa morte – prosegue il vicepresidente Pro Vita e Famiglia, intervistato dall’Agenzia Dire – Noi crediamo che sia un vero e proprio ‘Far West’. Siamo pronti a mettere in campo tutte quelle azioni necessarie per contrastare il referendum nel caso la Corte costituzionale dovesse approvare il quesito. Chiederemo alla Consulta di essere ascoltati come Associazione e come Comitati, siamo tante realtà del mondo Pro-life a portare avanti questa battaglia e ci costituiremo come Comitato referendario per il no all’eutanasia legale“.

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