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Calenda: “Campo largo? Letta parla più con Meloni che con noi…”

carlo calenda
Il leader di Azione invita il segretario dem a "non spaccarci un'altra volta" sulle suppletive a Roma
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BOLOGNA – “Cerchiamo di non spaccarci un’altra volta”. È il messaggio che Carlo Calenda, leader di Azione, spedisce al segretario del Pd, Enrico Letta, parlando a margine di un’iniziativa di partito a Bologna. Il tema sono le elezioni suppletive nel collegio Roma 1 della Camera, per stabilire chi sostituirà il neo-sindaco Roberto Gualtieri. Dopo il rifiuto di Giuseppe Conte, su cui già si erano registrate le critiche di Renzi e dello stesso Calenda, il leader di Italia Viva pensa di proporre la ministra delle Pari opportunità e della Famiglia, Elena Bonetti, ma da Letta sono arrivate parole di chiusura: “Il nome lo deciderà il Pd romano“.


“Non lo so che vogliono fare, ma il punto è molto semplice: a Roma in quel collegio noi abbiamo preso il 32%, hanno provato a candidare un M5s che ha preso il 5,3%. Quello che abbiamo detto a Enrico Letta è: discutiamone”, afferma Calenda. “Noi non abbiamo problemi, neanche quello di esprimerlo noi il candidato, purché sia qualcuno che rappresenti quel territorio e non vada contro quello che hanno espresso gli elettori. Dopodiché, dopo il pasticcio di Giuseppe Conte, io non sono riuscito a sentire nessuno del Pd”.


Allora, manda a dire l’europarlamentare, “è inutile che si continui a parlare di campo largo, la verità è che oggi Letta parla più con Giorgia Meloni che con noi, mi fa piacere per lui e lo trovo anche positivo, non ho preclusioni, però se vuole fare un campo largo deve parlare. Perché – puntualizza Calenda – il campo largo attraverso il pensiero, telepatico, non si riesce a fare: necessita dell’utilizzo della parola”. Di conseguenza, “quello che dico a Letta è: per cortesia, fatevi un’idea, non decidiamo cose francamente poco credibili come ‘lo deciderà il Pd romano’, cerchiamo di non spaccarci un’altra volta perché il centrodestra sarà unito“, avverte l’ex ministro.

Intanto “c’è la candidatura della ministra Elena Bonetti che è di grande qualità, ci sono altri nomi del Pd che sono di grande qualità – ricorda Calenda – e noi abbiamo pronta la candidatura di una consigliera regionale, Valentina Grippo, per la quale stiamo raccogliendo le firme, e che è una persona che si è occupata di disabilità”. Quelli citati per il leader di Azione “sono tutti ottimi candidati, noi non abbiamo preclusioni ma bisogna sentirsi e decidere insieme, altrimenti questo procedimento delle suppletive di Roma centro chiarisce una cosa: che non c’è nessun campo largo e che il Pd ha un solo punto di riferimento, una stella polare, che è il M5S”.


Alle ultime elezioni amministrative, però, mette in chiaro Calenda, “tutti i voti delle liste del M5S in Italia hanno preso meno della nostra lista a Roma, quindi è veramente un accanimento terapeutico. Consiglierei a Letta di prendere consapevolezza di questo e, invece di ripetere ossessivamente ‘campo largo’, di lavorare per costruirlo, perché non si costruisce da solo”.

“BISOGNA CHIEDERE A DRAGHI DI RIMANERE PREMIER”

Con le elezioni per il Quirinale in arrivo, per Calenda l’idea di chiudere l’esperienza del governo Draghi puntando su un esecutivo elettorale “è semplicemente folle. Il prossimo anno avremo da spendere i primi fondi del Pnrr entro luglio 2022 e ci sarà un monitoraggio della Commissione europea, cosa per noi difficilissima. Dobbiamo decidere – sottolinea il leader di Azione – cose molto controverse come la vaccinazione dei bambini, che sarà un tema enorme. Abbiamo una fiammata inflazionistica che sta creando problemi dappertutto, sulle bollette lo abbiamo visto, ma crea anche problemi agli imprenditori che addirittura non trovano i semilavorati e può provocare un’inversione di tendenza della Bce sul Quantitative easing”. Questi, per l’europarlamentare, sono “tre rischi enormi e l’idea che si possa affrontarli con un governo elettorale è semplicemente folle. Per questo diciamo da tempo la stessa cosa a tutti i leader che sostengono questa maggioranza: bisogna incontrarsi ora e proporre a Mario Draghi di rimanere sulla base di un patto di legislatura molto preciso, in modo che poi non ci siano tentennamenti tutti i giorni”.

“RISCHIAMO DI PERDERE DRAGHI SIA AL COLLE CHE AL GOVERNO”

Se sul Quirinale i partiti “continuano a fare melina, il rischio è che la situazione sfugga di mano, e sfuggendo di mano potremmo far finire il Governo e non avere Mario Draghi neanche al Quirinale”, avverte Calenda. Per lui, Draghi dovrebbe restare premier mentre per il Quirinale “c’è un profilo come quello della ministra Marta Cartabia che è di assoluto rilievo e con una grandissima esperienza nelle materie costituzionali”, quindi è “un profilo giusto. Ma se i partiti continuano a fare melina, il rischio è che la situazione sfugga di mano”.

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Questo scenario, secondo il leader di Azione, rappresenta “un rischio gigantesco, questo gioco per cui si dice ‘voglio un campo largo’. Oggi lo dice Enrico Letta: ‘Vogliamo una discussione molto larga’. Va da Giorgia Meloni e ci parla. Però alla fine non si concretizza niente perché bisogna aspettare l’ultimo minuto”. Certo, “è chiaro che l’ultimo minuto normalmente è quello in cui si decide in una elezione normale del presidente della Repubblica, ma – avverte Calenda – non si può fare in questo caso perché uno dei candidati in pectore è il presidente del Consiglio e siamo ancora in pandemia. Io lo so che è difficile e contrario alla tradizione italiana, ma dobbiamo fermare i giochini e decidere”.

E il nome di Pier Ferdinando Casini? “Non è che non mi piace, lo conosco ed è una persona molto piacevole ed esperta di politica. Massimo rispetto. Credo però – afferma l’ex ministro ribadendo la sua preferenza per Cartabia – che il segnale oggi di una donna giudice della Corte, capace di garantire la Costituzione e che ha dimostrato di saper toccare il tema giustizia con un grandissima sapienza, sarebbe una straordinaria novità per l’Italia“.

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