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Patrizia Conte: “Con la cooperazione difendo i diritti degli invisibili”

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In Paesi come Africa, Asia e Sud America la presidente della Ong Ciscos presso l'Onu, si dedica in modo particolare alla situazione di donne e bambini
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di Laura Monti

ROMA – “Voglio difendere nel mondo i diritti, soprattutto delle donne e dei bambini, che sono gli invisibili”. Questa la spinta che ha portato Patrizia Conte del Ninno, presidente della Ong Ciscos presso l’Onu, a dedicare la sua vita alla cooperazione internazionale, in Paesi di Africa, Asia e Sud America, sempre rivolgendo un’attenzione particolare alla situazione di donne e bambini. Tanti i progetti che ha portato avanti in tutto il mondo e che ha condiviso con noi: “In Brasile ho costruito una casa famiglia- ha raccontato alla Dire- e un rifugio per le donne malate di Aids, ho creato un consultorio femminile in Turchia e alcuni in Sri Lanka”.

Non sempre, però, questi progetti vengono accolti bene sul territorio e proprio in Sri Lanka “molte delle donne preposte a gestire il consultorio sono state picchiate dai propri mariti”. Nonostante questo, Conte non smette la sua attività sul campo, prediligendo sempre i piccoli villaggi “perché qui le donne non hanno diritto allo studio, crescono solo per servire il marito e le proprie famiglie”. E invece queste donne “hanno voglia di uscire dalla loro situazione”, così come i loro bambini, per i quali, pure, Patrizia Conte si è spesa: “Due anni fa ho costruito, nel ‘Patrido di la matanza’, un quartiere molto povero di Buenos Aires, un campo giochi per 400 bambini che non avevano niente”. E ancora in Iraq: “Abbiamo messo su un progetto teatrale, ‘Sogno di donne in Mesopotamia’, con cui le donne si sono confrontate attraverso il teatro; poi una scuola musicale per bambini e 5 pullman destinati a quei bambini che, per andare a scuola, dovevano attraversare il deserto; e infine abbiamo messo su la bonifica del territorio devastato dalle bombe per rigenerare il terreno agricolo”.

Da quando Patrizia Conte ha iniziato la sua attività di cooperazione ad oggi, si sono accesi tanti fari sulla situazione delle donne nei cosiddetti paesi in via di sviluppo: uno fra tutti la Dichiarazione di Pechino del 1995 “ha aperto una porta all’emancipazione femminile dicendo che le donne dovrebbero avere pari diritti e salario. Ma i soprusi non sono finiti e dopo 26 anni stiamo ancora parlando di queste cose”. Lei stessa è stata firmataria della Carta euro- mediterranea per la parità di uomini e donne nella vita locale, “con cui abbiamo affermato la necessità di diritti salariali, economici, sociali, politici per le donne. Alcuni paesi l’hanno attuata, altri no ma è un primo passo”. C’è molto più pessimismo, invece, per la situazione in Afghanistan, dove, dopo il ritorno al governo dei Talebani, “tutti gli spiragli di libertà sono chiusi”. Allo stesso tempo, però, “le donne non si adatteranno: ormai sono abituate a un certo grado di libertà e combatteranno per riaverla”.

Oltre alla cooperazione internazionale diversi progetti con l’ong sono stati portati avanti in Italia per quelle donne che, emigrate da altri paesi, fanno fatica ad integrarsi intanto per la barriera linguistica: “Con il Comune di Milano e la Fondazione asilo Mariuccia abbiamo regalato a 12 mamme dei computer con cui poter imparare l’italiano. In questo modo- ha concluso- abbiamo dato loro un mano ad avviarsi verso l’indipendenza linguistica e digitale, anche per avere più possibilità di trovare un lavoro”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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